Un’abitazione dignitosa per tutte le famiglie è un fondamento del programma per il governo della Regione Lazio dell’Udc.
I dati che si susseguono continuano a parlare di un’emergenza di incredibili dimensioni e di soluzioni che non riescono a gestire l’immediato e sembrano dei timidi palliativi per il futuro. La Regione Lazio dovrà, invece, impegnarsi in maniera convinta per affrontare il tema mettendo al centro le esigenze dell’oggi e un piano strutturale perchè non si arrivi più a tali livelli di disagio per migliaia di cittadini.
Il centro di ricerca Cresme diffonde dati allarmanti, 58 mila le famiglia in cerca di nuova o prima abitazione. Ma è scandagliando e approfondendo i dati che emergono le situazioni più preoccupanti: 36.600 famiglie non sono più in condizione di pagare il canone d’affitto e 4.200 non sono in grado di pagare la rata del mutuo.
Il piano casa nazionale si sta rivelando un flop, di difficile applicazione: laddove non vi sono vincoli paesaggistici, i cittadini non sono messi in grado di applicare le norme previste.
Chi volesse procedere all’ampliamento del 20% previsto per le abitazioni, deve occuparsi anche del riassesto di tutto l’edificio. Questi costi sono ovviamente eccessivi affrontati da una singola famiglia.
Considerando poi che l’88% del patrimonio mobiliare della nostra regione è inserito in condomini, oltre alla norma precedente, viene meno anche la convenienza per chi volesse procedere a demolire e ricostruire degli stabili: in questo caso l’ampliamento consentito è del 35%, troppo poco per sostenere i costi di demolizione, ricostruzione e alloggio temporaneo durante i lavori.
Un piano così immaginato non significa dunque affrontare l’emergenza dell’immediato, né porre delle serie basi per uno sviluppo futuro. La politica che passa per il buonsenso e per le esigenze reali dei cittadini deve offrire altre soluzioni.
La Regione deve farsi carico di questa progettualità, ponendo in essere programmi più ampii e che coinvolgano in maniera virtuosa privati e istituzioni, che amplino le possibilità ai cittadini di trovare una soluzione e riaprano il mercato.
Non bisogna sottovvalutare che il problema casa non riguarda più, solamente, famiglie con reddito molto basso, ma cresce in quella fascia di popolazione che non riesce a pagare gli affitti, tra chi non riesce a onorare al rata del mutuo o tra chi un mutuo, e si tratta soprattutto di giovani coppie, un mutuo non riesce nemmeno ad accenderlo per mancanza di garanzie valide per gli istituti di credito.
La questione va dunque affrontata in maniera più organica: dapprima occorre risolvere i problemi dei possibili morosi, attuali e futuri, prevedendo una nuova politica di affitti calmierati, soprattutto per famiglie in difficoltà, magari monoreddito e con figli a carico.
Occorre poi sostenere le giovani coppie e le famiglie che hanno un reddito che le pone fuori dalle soluzioni di edilizia pubblica, ma vivono forti difficoltà dato il momento di crisi e non possono, pur avendo un reddito medio e magari qualche risparmio, affrontare le spese dell’acquisto di una casa a parametri di mercato.
Dunque, una reale e decisa politica di social housing, che ponga la Regione come garante e spinga una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, permetta un accesso all’acquisto con nuove forme di garanzia, agevolazioni fiscali e forme di finanziamento sostenibili per chi vuole investire in questo che è un bene di primaria importanza.
Per tutelare seriamente la famiglia e le giovani coppie, per riportare serenità e fiducia tra i cittadini del Lazio, in un momento in cui si cerca di uscire da una crisi che ha provato fortemente tutte le fasce della popolazione, occorre essere concreti, proporre soluzioni di buonsenso, aldilà delle barricate ideologiche e porre al centro il benessere e la qualità della vita di tutti i cittadini.




