Tag Archive | "elezioni regionali"

Il litorale laziale al centro dello sviluppo della regione


Il litorale laziale ha moltissime potenzialità ancora oggi inespresse, per farlo diventare uno snodo importante della crescita e dello sviluppo del Lazio occorre programmare interventi sulle infrastrutture, sull’offerta turistica e rilanciare l’economia del mare.

I dati del Rapporto 2010 sullo sviluppo socio-economico del litorale laziale, pubblicati in questi giorni, disegnano uno scenario ambivalente e quasi in attesa. La popolazione cresce, negli anni dal 2003 al 2008, di oltre l’11% sfiorando il milione di persone, tra il 2005 e il 2007 il turismo è cresciuto del 23,6%. Dati che sembrerebbero incoraggianti se non fossero controbattuti da una situazione delle infrastrutture e dei servizi che non corrisponde alle esigenze e alle aspettative della popolazione e dell’economia locale.

Sono inadeguate, per efficienza e quantità, le infrastrutture di trasporto verso il mare, i collegamenti regionali e con i centri maggiori, il settore alberghiero, strutture e servizi. Il settore della nautica da diporto, per esempio, è ancora sotto dimensionato rispetto alle opportunità: l’industria navale non è riuscita a conquistare un ruolo strategico a livello internazionale e i posti barca sono del tutto insufficienti.

La progammazione è ancora carente e non riesce a soddisfare a pieno le richieste né, tantomeno, progettare uno sviluppo e una crescita futura.

Occorre ripensare in maniera complessiva tutto il sistema, con una più stretta collaborazione e programmazione, laddove possibile, tra i diversi enti e gli operatori, una sinergia tra pubblico e privato che dimensioni correttamente gli investimenti e collochi le risorse in un piano complessivo.

Valorizzazione dei centri culturali, delle bellezze naturali, tutela e promozione del paesaggio e dei centri marittimi, prevedere un’offerta specifica, dislocare servizi sul territorio e promuovere una formazione mirata afficnhè l’offerta turistica sia sempre più qualificata e attiri anche turisti provenienti da altre regioni e dall’estero, sono gli interventi di maggiore urgenza e che possono proiettare concretamente nel futuro.

Il turismo, può divenire, una vera e propria miniera d’oro per il nostro litorale, ma l’economia del mare può avere anche altri importanti settori di crescita. Oltre alla ricchezza e al lavoro che possono essere prodotti dall’investimento su infrastrutture, strutture alberghiere e sull”intera industria culturale, immagino anche al recupero e alla crescita di settori quali la cantieristica navale, come dicevo, o la pesca.

In questo settore occorre aiutare in maniera decisa gli operatori, oggi, in grave difficoltà. Basti pensare ai moltissimi pescatori che, nella zona di Torvajanica, sono impossibilitati a uscire con le barche a causa dell’avanzamento del mare, che ha “mangiato” le spiagge, e dalla mancanza di banchine e moli attrezzati per portare le imbarcazioni in mare.

Un grande sforzo da compiere è quello legato alla ridefinizione della rete per gli spostamenti, per agevolare i turisti. ma  soprattutto per venire incontro alle esigenze delle migliaia di cittadini che ogni giorno gravitano intorno ai centri più grandi, Roma in primis. Per questo i nostri punti fondamentali per la riqualificazione di questi territori riguardano la sistemazione e progettazione delle grandi vie di comunicazioni, Corridoio Tirrenico, da Fiumicino a Formia, in primo luogo, una rete metropolitana regionale, in aggiunta alle ferrovie regionali  e la “metropolitana del mare” .

La Regione deve farsi carico di questa programmazione complessiva, impegnandosi concretamente perché tutti gli interventi rientrino in un piano che riorganizzi il sistema e punti in maniera decisa sulle vocazioni e le opportunità che il nostro litorale può offrire, pensando ai turisti e ai residenti.

Postato in Economia, Infrastrutture, TurismoCommenti (0)

Lo sport al centro della cultura e dello sviluppo dei territori


Incontrando gli amici dell’Endas – associazione di promozione sportiva sul territorio,  è stato importante ricordare non solo l’importanza culturale della pratica sportiva che è fondamentale in ogni fase della vita, ma anche come l’ambito delle attività sportive si concatenato a moltissimi settori della vita della società e dei territori.

Lo sport tiene lontani i più giovani da devianze sociali, trasmette dei  valori importanti, contrappone al facile arrivismo una cultura della competizione regolata da lealtà e norme precise.

Lo  Sport, “nell’accezione più nobile della parola, è un servizio per tutti i cittadini della regione, momento di formazione e crescita per i giovani, fattore di integrazione e socializzazione per l’intera popolazione”, come abbiamo scritto nei nostri programmi.

Dunque, possiamo tenere fuori lo sport quando parliamo di tutela e promozione della famiglia? Io credo che ogni ragazzo debba avere la possibilità di fare sport o come attività ludica o a livello agonistico. Credo sia un bisogno di tutti i ragazzi e credo faccia molto piacere anche a noi genitori vederli impegnati in queste attività.

Per avvicinare i ragazzi, poi, Occorre favorire l’introduzione dell’attività motorie e ludico – sportiva nelle Scuole dell’Infanzia e Primarie, dare maggiore risalto all’attività sportiva scolastica nella Scuola Secondaria di primo e secondo grado, valorizzando l’attività interna agli Istituti e le fasi provinciali e regionali dei

Giochi Sportivi Studenteschi.

E ancora non possiamo pensare allo sport quando parliamo di lavoro? Mi riferisco proprio alle associazioni sportive, delle palestre e di tutto un mondo che del fitness e degli sport singoli e di squadra hanno fatto una qualificata attività professionale.

Non dobbiamo pensare allo sport e ai luoghi dove poterlo  praticare quando immaginiamo l’organizzazione urbanistica delle nostre città? Se veramente vogliamo dare respiro e sviluppo a questo importante settore, dobbiamo assicurare una “casa” per ogni associazione sportiva e pensare di inserire nei nuovi piani urbanistici, gli impianti sportivi come opere di urbanizzazione primaria. Questo significa che saranno considerati come le scuole, le chiese e le caserme di polizia. Solo così potremo avere una diffusione di un progetto standard, che faccia quindi diminuire i costi di costruzione e gestione, che integri le strutture nel territorio anche a livello architettonico.

Pensando sempre al rapporto sport e territori, molto potrà fare il volontariato sportivo nel Lazio. La Regione potrà favorire l’impiego di tali energie per l’affidamento di spazi verde e parchi, che diverranno le “nuove piazze” della nostra società. Si garantirebbe un miglior controllo del territorio ed un suo uso a scopi sociali.

Dobbiamo poi assicurarci che la promozione e la progettazione di nuovi impianti intervenga davvero a favore di tutti gli operatori del settore, favorendo nuovi modelli di gestione condivisa.

La Regione deve incrementare , per esempio tramite la b.i.l., la creazione di un fondo di garanzia per il credito a consorzi e associazioni per l’acquisto delle aree, la creazione di nuovi impianti o l’ammodernamento di quelli esistenti, pensando anche a un ampliamento dell’offerta in ordine alle discipline.

Dobbiamo immaginare anche di poter destinare strutture pubbliche in disarmo, quali caserme vuote o scuole inutilizzate per compattare le sedi regionali e provinciali dei comitati degli enti di promozione e federazioni sportive . Questo porterà un sensibile risparmio di risorse economiche e una maggiore coesione e interrelazione tra le forze sportive del territorio.

E quando parliamo di impianti nuovi ed efficienti, moderni e sicuri non pensiamo anche alla tutela della salute di chi lo sport pratica? Per questo tra le nostre proposte parliamo di dotare  ogni impianto sportivo anche delle  necessarie attrezzature per un soccorso adeguato in caso di bisogno.

Ma come dicevo prima, per realizzare questa promozione dello sport, non illudiamoci, servono anche i giusti fondi. Mi viene un paragone, scusate se ardito, con la sanità. Ma anche in questo campo vanno

Lo sport è un valore e la sua funzione sociale è prevista appositamente nello Statuto della Regione e  deve essere valorizzata prevedendo contributi adeguati.

Lo sport è una grande opportunità ed è correlato allo sviluppo in diversi campi, non ultimo quello turistico.  Questa voce è nel Lazio una comparto importante dell’economia e lo sport può dare il suo contributo per un ulteriore espansione potenziando lo sviluppo turistico attraverso manifestazioni sportive.

L’abbinamento Sport e Turismo risulterebbe quasi naturale, tenendo conto che qualunque organizzatore di eventi di carattere nazionale sarebbe lieto di portare iniziative sul nostro territorio. Occorre favorire tale linea di tendenza, con la costruzione di strutture, connettendola alla ricettività alberghiera.

E a tal proposito sono contento che la nostra candidata presidente, Renata Polverini, proprio in questi giorni abbia confermato anche l’impegno suo e della Regione a favore delle Olimpiadi di Roma del 2020.

Credo che la novità costituita dalle nostre proposte per questo settore  sta proprio nel ruolo strategico che   vogliamo assegnare  allo sport che, interagendo con altri settori della politica regionale, diviene finalmente motore di aggregazione sociale e strumento educativo.

Il passaggio finale scritto sul nostro programma, proprio sullo sport, voglio tenerlo sempre  presente durante il mio impegno in Consiglio Regionale: “Con lo sport ci si allena alla vita e al suo rispetto. È questo il primo valore che dobbiamo fare nostro,  in modo che la Regione trasmetta soprattutto ai cittadini più giovani.”

Postato in Archivio, Sport e culturaCommenti (0)

Intervista di Pietro Sbardella a Roma Live sulle sue proposte per la Regione Lazio


Siamo ad una nuova puntata della Regione che verrà ed abbiamo in studio con noi, Pietro Sbardella, Consigliere nazionale dell’Udc.
Perché schierarsi con il centro destra?

Perché la Polverini ha il profilo adatto ed ha subito accettato di sposare i 5 punti cardine del nostro lavoro.

Quali sono i punti cardine?
Con la Polverini abbiamo sottoscritto 5 punti che riguardano sanità, lavoro, famiglia, infrastrutture e giovani.

Allora parliamo della sanità
Oggi mi veniva da sorridere perché c’era il Direttore sanitario dell’area 618 che in un’intervista sottolineava una serie di punti, e sembrava quasi che stesse leggendo il nostro programma.L’intervento che deve essere attuato nel sistema sanitario non deve essere costituito da un taglio orizzontale, ma deve essere effettuata una razionalizzazione. La spesa sanitaria, non attenta alla salute ha continuato a crescere secondo dei parametri senza senso di gigantismo degli ospedali. Molto spesso i letti ospedalieri vengono occupati senza una giustificata ragione, solo le persone affette da determinate patologie dovrebbero essere ricoverate. E’ necessario investire nell’assistenza di base, deve essere ripristinata la sanità di prossimità, i poliambulatori di prossimità, evitando che le persone che non ne hanno bisogno finiscano al pronto soccorso. Va inoltre rivisto il contratto con i medici di base, penso ad esempio ad un sistema di turnazioni, che renda possibile un’assistenza 24 ore su 24. Si dovrebbe proprio evitare il pronto soccorso.

Quindi cosa proponete? Al posto del pronto soccorso un rapporto più stretto con i medici di base?
Gli ospedali devono diventare le eccellenze dove vengono quelle persone che ne hanno bisogno mentre problematiche più semplici dovranno essere risolte con la sanità di prossimità, che oltre tutto esige dei costi molto più bassi dell’ospedale. Inoltre la persona avrebbe in questo caso la possibilità di essere seguita dal medico di famiglia che ha una conoscenza del paziente molto più approfondita del primario. Si deve trovare una soluzione alle necessità di coloro che hanno problematiche croniche, evitando ad esempio che fasce deboli come quella degli anziani o dei disabili finiscano ad occupare letti ospedalieri, si dovrebbero quindi potenziare i servizi sanitari assistiti e l’assistenza domiciliare che costano infinitamente meno che un letto d’ospedale.

L’Udc ha fatto un accordo con la Polverini o con il centro destra?
Con la Polverini, che è una candidata del centro destra.

Un altro nodo importante riguarda la condizione dei giovani, quale è la vostra ricetta?
Noi partiamo da un approccio che sembra sconveniente soprattutto in una regione che è sopravvissuta nel dopo guerra con il posto pubblico. Per noi la mobilità non è precariato, è necessario cambiare il modello culturale e comprendere che questo fenomeno è un’opportunità per crescere e migliorare, se lo Stato inizia a collocare risorse su chi ha delle idee da portare avanti. Questo consentirebbe anche all’interno dei posti fissi di crescere ed investire su chi è veramente formato. Ad esempio un po’ di tempo fa parlavo con Celli, il Rettore della Luiss, che raccontava di tutti quei giovani adeguatamente formati, che però sono costretti ad andare all’estero. Dobbiamo lasciarli liberi di andare all’estero ma è altrettanto vero che è necessario offrire le stesse opportunità anche qui. Tornando al posto fisso il discorso è che deve diventare una scelta.

Quindi la ricetta quale sarebbe?
In una regione come il Lazio si hanno due opportunità possibili, la prima è data dall’investimento nelle nuove tecnologie, e nella ricerca, settore che nella nostra regione è molto sviluppato, e l’altra è data dal settore turistico. Questi due settori rappresentano le vere risorse del territorio, ed è fondamentale investire in entrambi gli ambiti. Anche dal punto di vista paesaggistico, abbiamo delle coste molto belle anche se nel tempo sono state rovinate da un assetto del territorio non programmato. L’impegno della regione deve essere quello di tornare ad immaginare il domani.

Lei ha detto una cosa molto bella: si pensa all’oggi ma non si guarda al futuro, non crede che questo fenomeno sia legato all’assenza di un ricambio politico a causa del quale non abbiamo ricambio di idee?
L’ubriacatura avvenuta nel passaggio dalla così detta seconda Repubblica, ha tagliato di netto tutta una classe dirigente che aveva effettivamente commesso degli errori, ma ha anche provocato l’uccisione della selezione della classe dirigente. E molte delle persone che in quel momento hanno occupato in maniera incidentale posti di potere non se ne sono più andate bloccando il ricambio. Oggi con il sistema elettorale parlamentare dobbiamo arrivare a dire che ha ragione Berlusconi, quando dice che non servono i parlamentari, visto che la loro nomina viene effettuata dall’alto, e quindi sono sufficienti solo i leader di partito per trovare gli accordi. Per fortuna nella regione è un pochino diverso perché è possibile dare le preferenze, e le persone hanno la possibilità di intervenire se sono deluse da qualcuno che avevano sostenuto.

Lei ha parlato anche di famiglia. Riguardo a queste tematiche vi fate consigliare dal Vaticano?
Io personalmente sono cattolico, ma ritengo che la politica debba essere laica, anche se rispetto ad alcune questioni si hanno gli stessi valori.

Lei ha parlato di famiglia e giovani, il lavoro?
Rispetto alla tematica del lavoro abbiamo accennato qualcosa, ma è importante aggiungere che abbiamo chiesto che la prossima composizione delle deleghe regionali avvenga avvicinando la formazione ed il lavoro, altrimenti si continuerebbe sulla strada vecchia. In merito a questo tema la Polverini sembra che sia d’accordo.

Il quinto punto riguardava le infrastrutture, ecco, in merito a questo tema lei si riferisce anche alle problematiche del corridoio tirrenico?
Ritengo che ci siano degli argomenti di assoluto buon senso, innanzi tutto è necessario decongestionare Roma anche iniziando a trasferire una serie di servizi che ora si trovano solo lì. Incentiviamo questo processo, perché se ogni giorno ci sono 900mila pendolari che vengono nella Capitale per studiare o curarsi, c’è qualcosa che non funziona. Nel lungo periodo alcuni interventi dovranno essere fatti in questo senso, però ci sono anche delle congestioni in alcuni nodi fondamentali, come ad esempio le sovrapposizioni fra corse cotral, corse dei treni. Sarebbe necessaria una regolamentazione, che è poi il compito della regione, anche per quanto riguarda il corridoio tirrenico meridionale, le cui modifiche sono sulla carta da 10 anni, ma non vengono mai approvate perché all’avvento di ogni nuova giunta si appongono delle modifiche ed è quindi necessario ricominciare dal principio il lavoro. La pontina è un corridoio importantissimo poiché collega la Regione con il sud, e con alcune zone produttive come Pomezia o il litorale laziale che a è una perla che in Italia ci viene invidiata. Se pensiamo che sulla Pontina ci saranno almeno 80 svincoli ed ogni volta le persone rischiano la vita per andare al lavoro o per andare al mare è assurdo.

Bene andiamo avanti, abbiamo parlato del programma che l’Udc ha presentato alla Polverini e sul quale avete raggiunto un accordo, però rimangono da affrontare alcune questioni importanti come quella dei rifiuti. Tutti noi abbiamo assistito a ciò che è successo in Campania. Roma si trova in una situazione simile, visto che la discarica di Malagrotta è esaurita. Come si pone l’Udc in merito a questo argomento?
Anche in questa situazione credo che basti un po’ di buon senso per comprendere in che modo intervenire, pensare che la soluzione sia depositare i rifiuti nel comune vicino, è un assurdo. Le
comunità laziali devono cominciare a pensare ad un intervento risolutivo per i rifiuti. Alcune cose in discarica ci dovranno finire ma con una certa razionalizzazione, mentre parte dei rifiuti dovranno sicuramente essere riconvertiti, e credo che con le tecnologie attuali i problemi di inquinamento siano stati risolti. Si dovrebbero edificare delle strutture che possano risolvere a livello ambientale il problema. Sicuramente indicativo il fatto che nella raccolta differenziata e nello smaltimento dei rifiuti siamo indietro rispetto alla Campania.
Altro argomento di rilevanza centrale è la questione ambientale, domanda scomoda ma alla quale i cittadini chiedono risposta.

Il Governo parla del progetto di attivare 6 centrali nucleari. La questione investe da vicino anche il Lazio nel quale si sta progettando di aprire due centrali, una a Montalto di Castro, e l’altra a Borgo Sabotino. Crede che la soluzione del nucleare sia la più giusta ed efficiente anche dal punto di vista economico?
Quando venne indetto il referendum, io votai contro l’istituzione del nucleare. In quella occasione si è ingenerato l’equivoco. Oggi importiamo il 17-18% di energia nucleare. L’equivoco nasce dal fatto che il referendum del 1987 non parlava di abolizione dell’energia nucleare in Italia, il referendum stabilì che non fosse demandato al Cipe, quindi un autorità sovraordinata, il potere di decretare l’installazione di centrali contro la volontà dei comuni o delle Istituzioni del territorio, venne stabilito inoltre che l’Enel non continuasse ad investire in energia nucleare, cosa che peraltro continua a fare all’estero, ed infine stabilì che non si potessero più dare contributi a quelle comunità che avessero voluto istituire le centrale. Paradossalmente quindi se un comune decidesse di aprire una centrale nel suo territorio e trovasse un privato disposto ad investire nel progetto, lo potrebbe fare. Un punto importante riguarda il fatto che l’energia rinnovabile non è una risposta esaustiva, alimentare tutta l’Italia in questo modo vorrebbe dire asfaltare tutto il paese di pannelli solari ed arriveremmo ad una percentuale inferiore al 30 %. Quindi penso che si dovrebbe ascoltare le esigenze di tutte quelle multinazionali che parlano di delocalizzazione perché in Italia la produzione energetica costa il 60% in più rispetto a Paesi come la Francia. Io la ricetta non ce l’ho, però è ovvio che non esiste un intervento di breve periodo in grado di risolvere il problema, credo quindi che per il momento non vi siano grosse alternative rispetto ad investimenti in quella direzione. Oltre tutto una centrale a carbone inquina molto di più di una centrale nucleare, anche se è vero che i rischi legati a questo tipo di energia sono molto più elevati, come abbiamo visto nel caso di Chernobyl, ma ormai la tecnologia sta almeno cento volte avanti rispetto a quel periodo. Il discorso dei rischi poi non cambia molto se questo tipo di energia lo abbiamo subito dopo il confine nazionale, ma come ho già detto, ritengo che i rischi siano diminuiti molto. Se dovessimo puntare solo sull’energia pulita ci aspetterebbero degli inverni molto freddi.

Rimane comunque un dubbio legato al fatto che anche istituendo 6 Centrali non si riuscirebbe minimamente a ricoprire il fabbisogno energetico del paese. A quel punto quante centrali dovremmo aprire, 50?
E’ chiaro che un approccio timido non abbia molto senso, le cose o si fanno bene o è meglio lasciar perdere. Bisogna pensare ad una soluzione per il futuro, e si parla di un futuro abbastanza prossimo. Progettare 6 centrali che saranno pronte fra quindici anni è un atteggiamento poco serio da parte della classe politica dirigente.

Lei ha parlato della necessità di investire nella ricerca, e volendo affrontare la questione del nucleare dobbiamo dare spazio a questo settore, altrimenti dovremo continuare ad importare dall’estero e non saremo in grado di competere con gli altri Stati.
Dobbiamo creare delle piattaforme anche in forma di consorzi in cui possano andare tutti, ed al di là della tempistica parlamentare, il Lazio ha tutte le caratteristiche per iniziare a muoversi in questo senso, le Istituzioni devono aiutarli a mettersi d’accordo, aiutarli a trovare uno spazio, delle piattaforme in cui anche il privato possa entrare.

Per concludere, abbiamo parlato di giovani, famiglia, lavoro, ma ancora non di chi produce lavoro, e a mio avviso non sono le grandi imprese a produrre lavoro, ma sono le piccole e medie imprese, quale è la politica dell’Udc al riguardo?
Non incoraggiare le grandi imprese a rimanere sul mercato laddove investono bene sarebbe un contro senso quando molti si lamentano che tutte le grandi aziende stanno all’estero o vengono comprate da società straniere, però è ovvio che il nostro tessuto produttivo soprattutto nel Lazio è composto da una miriade di piccole e medie imprese che devono essere aiutate a spostarsi e a investire. Se guardassimo un po’ indietro negli anni, ci accorgeremmo che le grandi Banche locali che investivano ed avevano interesse ad investire nell’impresa del territorio oggi non ci sono più. Paradossalmente se non avessimo le banche di credito cooperativo sparse nei comuni la nostra piccola impresa sarebbe in ginocchio ed è per questo che dobbiamo immaginare un intervento sul credito.

A proposito di credito la giunta Storace mise in piedi il progetto di Banca Impresa Lazio, un progetto importante poiché prevedeva l’istituzione di una banca che avesse un rapporto diretto con le Pmi o con le grandi banche, successivamente però venne abbandonata l’idea. Lei ritiene varrebbe la pena riprendere il progetto?
Non so se quel progetto fosse effettivamente adatto, noi abbiamo bisogno di dare credito alle imprese serie che assumono, danno posti di lavoro e fanno innovazione, i meccanismi previsti in Banca Impresa Lazio dovrebbero essere rivisti ed adeguati, perché i meccanismi a pioggia uccidono. Vanno studiate modalità di erogazione del credito ma si deve attingere in modo cospicuo anche ai fondi europei, visto che ogni anno rimandiamo indietro moltissimi fondi che l’UE mette a disposizione. Questi fondi potrebbero rispondere in parte alla richiesta di credito in alcune categorie di impresa. Quindi sarebbe necessario mettersi d’accordo per creare un tavolo che non permetta di gestire il credito in modo disarticolato rispetto alle esigenze del territorio e alle sue tipicità.

Ancora un’ultima domanda, immaginiamo di aver già fatto le elezioni e che abbia vinto il centro destra, quali competenze verranno conferite all’Udc?
A fare la differenza saranno i numeri, noi confidiamo nel programma e saremo leali, ovviamente. Se come riteniamo l’Udc sarà determinante nella vittoria della Polverini, confidiamo che le responsabilità di governo verranno equamente ripartite.

Vedi il video dell’intervista

Postato in Ambiente e smaltimento rifiuti, Archivio, Energia, Famiglia, Infrastrutture, Lavoro e formazione, SaluteCommenti (0)

Le pillole di buonsenso per mobilità, infrastrutture, famiglia per la Regione Lazio


Pietro, ospite del “Caffè” di Radio radio spiega le proposte su mobilità, Corridoio tirrenico meridionale e quoziente famigliare.

Un tema molto importante per i cittadini, in particolare per quelli della provincia è quello della mobilità, quali sono le sue proposte e cos’è il corridoio tirrenico?

La mobilità è un tema estremamente importante, perché riguarda sia la quotidianità di molte persone, sia lo sviluppo della nostra Regione che vede continuamente congestionate le sue arterie verso Roma.

Abbiamo circa 800.000 pendolari che si spostano per curarsi, lavorare o studiare a Roma, dobbiamo immaginare un policentrismo diverso e possibile dei servizi, dislocarli realmente sul territorio.

D’altra dobbiamo investire nelle arterie della mobilità per sfruttare tutte le potenzialità turistiche, lavorative e commerciali che hanno questi territori.

Per semplificare, quando si parla di Corridoio tirrenico,non si parla di nulla di astratto, ma di migliaia di persone che si muovono ogni giorno su quella direttrice per raggiungere le parti meridionali della nostra provincia e della nostra regione. Ma parliamo anche di quell’arteria che può davvero far sviluppare le potenzialità di un litorale che rischia sempre più di rimanere isolato e di difficile fruizione per tantissime persone, abitanti o turisti che siano.

Alla base dell’accordo con Renata Polverini c’è anche il tema della famiglia, anch’esso molto importante, e  in particolare il “quoziente famigliare”: di cosa si tratta?

Il quoziente famigliare sembra un tecnicismo, noi per semplificare possiamo pensare a chi nella vita sceglie di rimanere single e chi invece sceglie di mettere su famiglia.

A parità di reddito, io che decido di formare una famiglia, con le mie entrate, devo tentare di pagare le spese per la cura, per la formazione, per lo sport e per tutto quello che serve a una famiglia che si integra normalmente nella società, ho lo stesso carico fiscale di un mio amico che ha fatto la scelta, legittima, di rimanere single.

Io credo che lo Stato e le istituzioni debbano sorreggere chi fa scelte che sembrano difficili e che invece devono essere scelte naturali per un Paese che guarda al futuro.

Scarica il pdf dell’intervista

Scarica il file audio dell’intervista

Postato in Archivio, Famiglia, InfrastruttureCommenti (0)

Agenda

Febbraio  2012
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
   
  1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29  

taccuino regionale

Photos on

Facebook fan page

Iscriviti alla Newsletter

Nome e Cognome (richiesto)

La tua email (richiesto)