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Intervista di Pietro Sbardella a Roma Live sulle sue proposte per la Regione Lazio


Siamo ad una nuova puntata della Regione che verrà ed abbiamo in studio con noi, Pietro Sbardella, Consigliere nazionale dell’Udc.
Perché schierarsi con il centro destra?

Perché la Polverini ha il profilo adatto ed ha subito accettato di sposare i 5 punti cardine del nostro lavoro.

Quali sono i punti cardine?
Con la Polverini abbiamo sottoscritto 5 punti che riguardano sanità, lavoro, famiglia, infrastrutture e giovani.

Allora parliamo della sanità
Oggi mi veniva da sorridere perché c’era il Direttore sanitario dell’area 618 che in un’intervista sottolineava una serie di punti, e sembrava quasi che stesse leggendo il nostro programma.L’intervento che deve essere attuato nel sistema sanitario non deve essere costituito da un taglio orizzontale, ma deve essere effettuata una razionalizzazione. La spesa sanitaria, non attenta alla salute ha continuato a crescere secondo dei parametri senza senso di gigantismo degli ospedali. Molto spesso i letti ospedalieri vengono occupati senza una giustificata ragione, solo le persone affette da determinate patologie dovrebbero essere ricoverate. E’ necessario investire nell’assistenza di base, deve essere ripristinata la sanità di prossimità, i poliambulatori di prossimità, evitando che le persone che non ne hanno bisogno finiscano al pronto soccorso. Va inoltre rivisto il contratto con i medici di base, penso ad esempio ad un sistema di turnazioni, che renda possibile un’assistenza 24 ore su 24. Si dovrebbe proprio evitare il pronto soccorso.

Quindi cosa proponete? Al posto del pronto soccorso un rapporto più stretto con i medici di base?
Gli ospedali devono diventare le eccellenze dove vengono quelle persone che ne hanno bisogno mentre problematiche più semplici dovranno essere risolte con la sanità di prossimità, che oltre tutto esige dei costi molto più bassi dell’ospedale. Inoltre la persona avrebbe in questo caso la possibilità di essere seguita dal medico di famiglia che ha una conoscenza del paziente molto più approfondita del primario. Si deve trovare una soluzione alle necessità di coloro che hanno problematiche croniche, evitando ad esempio che fasce deboli come quella degli anziani o dei disabili finiscano ad occupare letti ospedalieri, si dovrebbero quindi potenziare i servizi sanitari assistiti e l’assistenza domiciliare che costano infinitamente meno che un letto d’ospedale.

L’Udc ha fatto un accordo con la Polverini o con il centro destra?
Con la Polverini, che è una candidata del centro destra.

Un altro nodo importante riguarda la condizione dei giovani, quale è la vostra ricetta?
Noi partiamo da un approccio che sembra sconveniente soprattutto in una regione che è sopravvissuta nel dopo guerra con il posto pubblico. Per noi la mobilità non è precariato, è necessario cambiare il modello culturale e comprendere che questo fenomeno è un’opportunità per crescere e migliorare, se lo Stato inizia a collocare risorse su chi ha delle idee da portare avanti. Questo consentirebbe anche all’interno dei posti fissi di crescere ed investire su chi è veramente formato. Ad esempio un po’ di tempo fa parlavo con Celli, il Rettore della Luiss, che raccontava di tutti quei giovani adeguatamente formati, che però sono costretti ad andare all’estero. Dobbiamo lasciarli liberi di andare all’estero ma è altrettanto vero che è necessario offrire le stesse opportunità anche qui. Tornando al posto fisso il discorso è che deve diventare una scelta.

Quindi la ricetta quale sarebbe?
In una regione come il Lazio si hanno due opportunità possibili, la prima è data dall’investimento nelle nuove tecnologie, e nella ricerca, settore che nella nostra regione è molto sviluppato, e l’altra è data dal settore turistico. Questi due settori rappresentano le vere risorse del territorio, ed è fondamentale investire in entrambi gli ambiti. Anche dal punto di vista paesaggistico, abbiamo delle coste molto belle anche se nel tempo sono state rovinate da un assetto del territorio non programmato. L’impegno della regione deve essere quello di tornare ad immaginare il domani.

Lei ha detto una cosa molto bella: si pensa all’oggi ma non si guarda al futuro, non crede che questo fenomeno sia legato all’assenza di un ricambio politico a causa del quale non abbiamo ricambio di idee?
L’ubriacatura avvenuta nel passaggio dalla così detta seconda Repubblica, ha tagliato di netto tutta una classe dirigente che aveva effettivamente commesso degli errori, ma ha anche provocato l’uccisione della selezione della classe dirigente. E molte delle persone che in quel momento hanno occupato in maniera incidentale posti di potere non se ne sono più andate bloccando il ricambio. Oggi con il sistema elettorale parlamentare dobbiamo arrivare a dire che ha ragione Berlusconi, quando dice che non servono i parlamentari, visto che la loro nomina viene effettuata dall’alto, e quindi sono sufficienti solo i leader di partito per trovare gli accordi. Per fortuna nella regione è un pochino diverso perché è possibile dare le preferenze, e le persone hanno la possibilità di intervenire se sono deluse da qualcuno che avevano sostenuto.

Lei ha parlato anche di famiglia. Riguardo a queste tematiche vi fate consigliare dal Vaticano?
Io personalmente sono cattolico, ma ritengo che la politica debba essere laica, anche se rispetto ad alcune questioni si hanno gli stessi valori.

Lei ha parlato di famiglia e giovani, il lavoro?
Rispetto alla tematica del lavoro abbiamo accennato qualcosa, ma è importante aggiungere che abbiamo chiesto che la prossima composizione delle deleghe regionali avvenga avvicinando la formazione ed il lavoro, altrimenti si continuerebbe sulla strada vecchia. In merito a questo tema la Polverini sembra che sia d’accordo.

Il quinto punto riguardava le infrastrutture, ecco, in merito a questo tema lei si riferisce anche alle problematiche del corridoio tirrenico?
Ritengo che ci siano degli argomenti di assoluto buon senso, innanzi tutto è necessario decongestionare Roma anche iniziando a trasferire una serie di servizi che ora si trovano solo lì. Incentiviamo questo processo, perché se ogni giorno ci sono 900mila pendolari che vengono nella Capitale per studiare o curarsi, c’è qualcosa che non funziona. Nel lungo periodo alcuni interventi dovranno essere fatti in questo senso, però ci sono anche delle congestioni in alcuni nodi fondamentali, come ad esempio le sovrapposizioni fra corse cotral, corse dei treni. Sarebbe necessaria una regolamentazione, che è poi il compito della regione, anche per quanto riguarda il corridoio tirrenico meridionale, le cui modifiche sono sulla carta da 10 anni, ma non vengono mai approvate perché all’avvento di ogni nuova giunta si appongono delle modifiche ed è quindi necessario ricominciare dal principio il lavoro. La pontina è un corridoio importantissimo poiché collega la Regione con il sud, e con alcune zone produttive come Pomezia o il litorale laziale che a è una perla che in Italia ci viene invidiata. Se pensiamo che sulla Pontina ci saranno almeno 80 svincoli ed ogni volta le persone rischiano la vita per andare al lavoro o per andare al mare è assurdo.

Bene andiamo avanti, abbiamo parlato del programma che l’Udc ha presentato alla Polverini e sul quale avete raggiunto un accordo, però rimangono da affrontare alcune questioni importanti come quella dei rifiuti. Tutti noi abbiamo assistito a ciò che è successo in Campania. Roma si trova in una situazione simile, visto che la discarica di Malagrotta è esaurita. Come si pone l’Udc in merito a questo argomento?
Anche in questa situazione credo che basti un po’ di buon senso per comprendere in che modo intervenire, pensare che la soluzione sia depositare i rifiuti nel comune vicino, è un assurdo. Le
comunità laziali devono cominciare a pensare ad un intervento risolutivo per i rifiuti. Alcune cose in discarica ci dovranno finire ma con una certa razionalizzazione, mentre parte dei rifiuti dovranno sicuramente essere riconvertiti, e credo che con le tecnologie attuali i problemi di inquinamento siano stati risolti. Si dovrebbero edificare delle strutture che possano risolvere a livello ambientale il problema. Sicuramente indicativo il fatto che nella raccolta differenziata e nello smaltimento dei rifiuti siamo indietro rispetto alla Campania.
Altro argomento di rilevanza centrale è la questione ambientale, domanda scomoda ma alla quale i cittadini chiedono risposta.

Il Governo parla del progetto di attivare 6 centrali nucleari. La questione investe da vicino anche il Lazio nel quale si sta progettando di aprire due centrali, una a Montalto di Castro, e l’altra a Borgo Sabotino. Crede che la soluzione del nucleare sia la più giusta ed efficiente anche dal punto di vista economico?
Quando venne indetto il referendum, io votai contro l’istituzione del nucleare. In quella occasione si è ingenerato l’equivoco. Oggi importiamo il 17-18% di energia nucleare. L’equivoco nasce dal fatto che il referendum del 1987 non parlava di abolizione dell’energia nucleare in Italia, il referendum stabilì che non fosse demandato al Cipe, quindi un autorità sovraordinata, il potere di decretare l’installazione di centrali contro la volontà dei comuni o delle Istituzioni del territorio, venne stabilito inoltre che l’Enel non continuasse ad investire in energia nucleare, cosa che peraltro continua a fare all’estero, ed infine stabilì che non si potessero più dare contributi a quelle comunità che avessero voluto istituire le centrale. Paradossalmente quindi se un comune decidesse di aprire una centrale nel suo territorio e trovasse un privato disposto ad investire nel progetto, lo potrebbe fare. Un punto importante riguarda il fatto che l’energia rinnovabile non è una risposta esaustiva, alimentare tutta l’Italia in questo modo vorrebbe dire asfaltare tutto il paese di pannelli solari ed arriveremmo ad una percentuale inferiore al 30 %. Quindi penso che si dovrebbe ascoltare le esigenze di tutte quelle multinazionali che parlano di delocalizzazione perché in Italia la produzione energetica costa il 60% in più rispetto a Paesi come la Francia. Io la ricetta non ce l’ho, però è ovvio che non esiste un intervento di breve periodo in grado di risolvere il problema, credo quindi che per il momento non vi siano grosse alternative rispetto ad investimenti in quella direzione. Oltre tutto una centrale a carbone inquina molto di più di una centrale nucleare, anche se è vero che i rischi legati a questo tipo di energia sono molto più elevati, come abbiamo visto nel caso di Chernobyl, ma ormai la tecnologia sta almeno cento volte avanti rispetto a quel periodo. Il discorso dei rischi poi non cambia molto se questo tipo di energia lo abbiamo subito dopo il confine nazionale, ma come ho già detto, ritengo che i rischi siano diminuiti molto. Se dovessimo puntare solo sull’energia pulita ci aspetterebbero degli inverni molto freddi.

Rimane comunque un dubbio legato al fatto che anche istituendo 6 Centrali non si riuscirebbe minimamente a ricoprire il fabbisogno energetico del paese. A quel punto quante centrali dovremmo aprire, 50?
E’ chiaro che un approccio timido non abbia molto senso, le cose o si fanno bene o è meglio lasciar perdere. Bisogna pensare ad una soluzione per il futuro, e si parla di un futuro abbastanza prossimo. Progettare 6 centrali che saranno pronte fra quindici anni è un atteggiamento poco serio da parte della classe politica dirigente.

Lei ha parlato della necessità di investire nella ricerca, e volendo affrontare la questione del nucleare dobbiamo dare spazio a questo settore, altrimenti dovremo continuare ad importare dall’estero e non saremo in grado di competere con gli altri Stati.
Dobbiamo creare delle piattaforme anche in forma di consorzi in cui possano andare tutti, ed al di là della tempistica parlamentare, il Lazio ha tutte le caratteristiche per iniziare a muoversi in questo senso, le Istituzioni devono aiutarli a mettersi d’accordo, aiutarli a trovare uno spazio, delle piattaforme in cui anche il privato possa entrare.

Per concludere, abbiamo parlato di giovani, famiglia, lavoro, ma ancora non di chi produce lavoro, e a mio avviso non sono le grandi imprese a produrre lavoro, ma sono le piccole e medie imprese, quale è la politica dell’Udc al riguardo?
Non incoraggiare le grandi imprese a rimanere sul mercato laddove investono bene sarebbe un contro senso quando molti si lamentano che tutte le grandi aziende stanno all’estero o vengono comprate da società straniere, però è ovvio che il nostro tessuto produttivo soprattutto nel Lazio è composto da una miriade di piccole e medie imprese che devono essere aiutate a spostarsi e a investire. Se guardassimo un po’ indietro negli anni, ci accorgeremmo che le grandi Banche locali che investivano ed avevano interesse ad investire nell’impresa del territorio oggi non ci sono più. Paradossalmente se non avessimo le banche di credito cooperativo sparse nei comuni la nostra piccola impresa sarebbe in ginocchio ed è per questo che dobbiamo immaginare un intervento sul credito.

A proposito di credito la giunta Storace mise in piedi il progetto di Banca Impresa Lazio, un progetto importante poiché prevedeva l’istituzione di una banca che avesse un rapporto diretto con le Pmi o con le grandi banche, successivamente però venne abbandonata l’idea. Lei ritiene varrebbe la pena riprendere il progetto?
Non so se quel progetto fosse effettivamente adatto, noi abbiamo bisogno di dare credito alle imprese serie che assumono, danno posti di lavoro e fanno innovazione, i meccanismi previsti in Banca Impresa Lazio dovrebbero essere rivisti ed adeguati, perché i meccanismi a pioggia uccidono. Vanno studiate modalità di erogazione del credito ma si deve attingere in modo cospicuo anche ai fondi europei, visto che ogni anno rimandiamo indietro moltissimi fondi che l’UE mette a disposizione. Questi fondi potrebbero rispondere in parte alla richiesta di credito in alcune categorie di impresa. Quindi sarebbe necessario mettersi d’accordo per creare un tavolo che non permetta di gestire il credito in modo disarticolato rispetto alle esigenze del territorio e alle sue tipicità.

Ancora un’ultima domanda, immaginiamo di aver già fatto le elezioni e che abbia vinto il centro destra, quali competenze verranno conferite all’Udc?
A fare la differenza saranno i numeri, noi confidiamo nel programma e saremo leali, ovviamente. Se come riteniamo l’Udc sarà determinante nella vittoria della Polverini, confidiamo che le responsabilità di governo verranno equamente ripartite.

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Le pillole di buonsenso per mobilità, infrastrutture, famiglia per la Regione Lazio


Pietro, ospite del “Caffè” di Radio radio spiega le proposte su mobilità, Corridoio tirrenico meridionale e quoziente famigliare.

Un tema molto importante per i cittadini, in particolare per quelli della provincia è quello della mobilità, quali sono le sue proposte e cos’è il corridoio tirrenico?

La mobilità è un tema estremamente importante, perché riguarda sia la quotidianità di molte persone, sia lo sviluppo della nostra Regione che vede continuamente congestionate le sue arterie verso Roma.

Abbiamo circa 800.000 pendolari che si spostano per curarsi, lavorare o studiare a Roma, dobbiamo immaginare un policentrismo diverso e possibile dei servizi, dislocarli realmente sul territorio.

D’altra dobbiamo investire nelle arterie della mobilità per sfruttare tutte le potenzialità turistiche, lavorative e commerciali che hanno questi territori.

Per semplificare, quando si parla di Corridoio tirrenico,non si parla di nulla di astratto, ma di migliaia di persone che si muovono ogni giorno su quella direttrice per raggiungere le parti meridionali della nostra provincia e della nostra regione. Ma parliamo anche di quell’arteria che può davvero far sviluppare le potenzialità di un litorale che rischia sempre più di rimanere isolato e di difficile fruizione per tantissime persone, abitanti o turisti che siano.

Alla base dell’accordo con Renata Polverini c’è anche il tema della famiglia, anch’esso molto importante, e  in particolare il “quoziente famigliare”: di cosa si tratta?

Il quoziente famigliare sembra un tecnicismo, noi per semplificare possiamo pensare a chi nella vita sceglie di rimanere single e chi invece sceglie di mettere su famiglia.

A parità di reddito, io che decido di formare una famiglia, con le mie entrate, devo tentare di pagare le spese per la cura, per la formazione, per lo sport e per tutto quello che serve a una famiglia che si integra normalmente nella società, ho lo stesso carico fiscale di un mio amico che ha fatto la scelta, legittima, di rimanere single.

Io credo che lo Stato e le istituzioni debbano sorreggere chi fa scelte che sembrano difficili e che invece devono essere scelte naturali per un Paese che guarda al futuro.

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Le 3 parole chiave


Pietro, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha definito le 3 parole chiave della sua campagna elettorale.

 ”Vicinanza, territorio e buonsenso. Queste saranno le tre parole chiave della mia campagna elettorale. Le stesse che caratterizzeranno il mio impegno al momento in cui ci sarà da lavorare in Consiglio Regionale.

 Vicinanza, perché l’unica politica che conosco è quella che sta con le persone, tra le persone. Quella che vuole conoscerle e conoscere le loro esigenze quotidiane. Quella che si fa carico dell’ascolto e, in maniera responsabile e condivisa, si fa carico di trovare soluzioni possibili per la vita quotidiana di tutti noi.

 Inevitabilmente collegata alla vicinanza c’è l’idea di territorio, perché nella nostra regione abbiamo il più grande e importante centro d’Italia, Roma, ma il nostro impegno sarà portare in maniera sistematica servizi, benessere e opportunità sui diversi territori.

 Dobbiamo valutare bene le caratteristiche, la storia, le vocazioni e le grandissime potenzialità di ogni territorio e di ogni comunità nella nostra regione. Dobbiamo far sì che i progetti e le aspettative di sviluppo di chi nasce e vive in provincia abbiano le stesse chance di realizzazione di chi vive a Roma o nei grandi centri.

 Il nostro Lazio è un bacino di ricchezza, il nostro petrolio è costituito dalle bellezze paesaggistiche, delle nostre coste come dei nostri paesi dell’entroterra. Abbiamo un patrimonio artistico culturale che potrebbe divenire il traino di un’economia ricca e fiorente. Abbiamo centri di eccellenza nel campo della ricerca, nel campo della formazione universitaria, nel campo delle tecnologie per l’agricoltura.

 Il Lazio, come dico spesso, tutto unito può essere il motore dello sviluppo dell’intero Paese.

E la terza parola è buonsenso, perché per risolvere i problemi dei cittadini, per dare sicurezza alle famiglie, per essere un vero e proprio trampolino di lancio per il futuro dei nostri giovani, per migliorare il tenore e la qualità della vita di migliaia di persone dobbiamo partire dalla loro quotidianità.

 La Regione deve tornare ad avere un ruolo di programmazione strategica e di lungo respiro, ma questo non significa immaginare grandi rivoluzioni, magari grandi impianti o strutture che poi finirebbero per essere poche, congestionate e inevitabilmente inefficienti.

 Sui nostri territori dobbiamo pensare a soluzioni possibili che vengono dal nostro buonsenso, dall’esperienza di ciascuno di noi, dalle difficoltà del giorno dopo giorno.

C’è una frase che mi piace ripetere spesso : Il futuro che vogliamo si costruisce dalla vita quotidiana.”

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Una candidatura che nasce da lontano


Alcuni estratti dal discorso di Pietro Sbardella all’apertura della campagna elettorale il 7 febbraio 2010

È  emozionante rivedere tante amiche e amici, che oggi mi sostengono, tengo a sottolineare, questa  mia avventura verso il consiglio regionale del Lazio anche come l’avventura di una squadra.

In loro ritrovo le radici di un impegno che è partito fin dai tempi dell’Università, quando abbiamo lavorato per  portare la DC negli atenei romani ed è proseguito per me e per molti di loro nel CCD e poi nell’importante progetto che è oggi l’Unione di Centro.

La mia candidatura nasce da lontano e nasce dall’idea di una squadra, primo fra tutti Luciano Ciocchetti, con il quale dal 2005 mi sono rincontrato, umanamente e politicamente, e con il quale condivido un’idea della politica. In quegli anni, valutando ciò che succedeva attorno, ci siamo detti chiaramente che la politica o tornava a essere quello che abbiamo imparato noi, ovvero stare con le persone, ascoltare le loro esperienze e le loro difficoltà, capire le loro reali esigenze, o semplicemente non era.

Insomma, la scelta di rimanere in un partito piccolo, ma che era fortemente saldo a dei valori e a dei modi di fare politica tra la gente, libero da imposizioni.

Quella convinzione oggi ci dà ragione. La scelta del 2008 di essere liberi e di proporre un’alternativa concreta a un bipolarismo che non convince noi e i cittadini, ci permette oggi di essere orgogliosi di aver difeso dei capisaldi, valoriali e di metodo di lavoro.

A chi oggi ci chiede se siamo a destra o a sinistra, possiamo rispondere oggi orgogliosamente che quei luoghi , per noi, non esistono più. Esistono dei grandi partiti contenitore, che costringono come nelle offerte dei supermercati, di acquistare una cosa e portare a casa anche un po’ di altro: scegli un cattolico, ma porti con te anche un ex comunista e un radicale.

Noi crediamo che un partito non possa essere uno slogan che va bene sempre e per tutti, rischiando, volendo tenere dentro realtà troppo diverse, di essere ambigui se non immobili nelle proposte.

Con questo orgoglio, dunque, oggi abbiamo scelto Renata Polverini. Con la libertà di pensare un’idea di politica, elaborarla e declinarla in un programma chiaro, discuterlo e alla fine scegliere il profilo più adatto perché questo si realizzi.

In altre parti d’Italia non è stato possibile perché con altri candidati non possiamo condividere le stesse prospettive.

Non possiamo condividere, ad esempio, programmi con una Lega che alimenta le paure invece di proporre soluzioni.

E così nel Lazio saremo alleati fedeli, fin tanto che sarà il programma a guidare la politica del governo regionale. In caso contrario, al nostra libertà ci permette di dire che  gli unici a cui resteremo fedeli saranno gli elettori.

La politica del buonsenso

Proprio in nome degli elettori, di quella politica che vorrei tornasse a occuparsi del futuro passando per le problematiche reali di ogni giorno, quello che voglio caratterizzi le proposte della mia campagna elettorale e, soprattutto, il mio impegno al Consiglio regionale del Lazio, è quella che chiamo la politica del buonsenso.

Vedete, i punti programmatici che sono alla base del sostegno a Renata Polverini e che sono nucleo fondante del nostro progetto di governo, riguardano tutti temi di grande importanza per il futuro della nostra regione.

Ma per quanto siano tematiche che devono contemplare una molteplicità di implicazioni, il mio approccio, vuole essere quello di chi, conoscendo e ascoltando le esperienze e le esigenze delle persone, si faccia carico di progettare soluzioni possibili, soluzioni che migliorino la qualità della vita di migliaia di cittadine e cittadini, partendo dalla loro quotidianità.

Sono convinto, e me lo sentirete dire spesso, che il futuro si costruisce partendo dalla vita di ogni giorno e per fare questo, non dobbiamo rincorrere grandi teoremi, non dobbiamo fare grandi voli e immaginarci rimedi che spesso rischiano solo di essere macchine inefficienti e costose.

Per dare risposte e soluzioni possibili occorre applicare la politica del buonsenso.

Lo stesso buonsenso che applicano una madre e un padre di famiglia nella gestione del budget famigliare, per dare a ogni figlio le cure migliori e la formazione più adeguata, senza sprecare le opportunità.

Quel buonsenso che applicano i tantissimi lavoratori pubblici e privati perché il loro lavoro sia efficiente e porti risultati di cui può giovare tutta la comunità.

Il buonsenso e,aggiungo, la responsabilità, dei tantissimi medici e operatori del servizio sanitario che, nonostante le  carenze e i disservizi, vivono la loro professione come un servizio e cercano di renderlo al meglio a migliaia di pazienti, ogni giorno.

Quel buonsenso che non vuol dire soluzioni di corto respiro. Tutt’altro, il nostro progetto è proprio quello di una regione che guardi avanti, che programmi il futuro, che ridisegni tutto il sistema Lazio e dia una direzione chiara di sviluppo .

Ma tutto questo non produce reale benessere, se non incide nella quotidianità delle famiglie, nelle possibilità di formazione offerte ai nostri ragazzi, nell’alleviare il peso di una crisi che ha inciso fortemente nelle tasche dei cittadini del Lazio.

Con Renata Polverini per una nuova cultura del lavoro e della formazione

Proprio parlando dei nostri ragazzi, del futuro che li attende emergono due importanti nodi del nostro programma e del perché l’appoggio a Renata Polverini, conoscendo bene il suo profilo e l’impegno e le idee riguardo formazione e lavoro.

Oggi mi sembra molto importante che si affronti seriamente tutto quanto riguarda il lavoro agendo prima di tutto sulla cultura diffusa, quella che vede nel posto fisso, spesso pubblico, l’unico orizzonte.

I tempi sono cambiati, molte dinamiche che hanno retto nel nostro Paese e, soprattutto nella nostra regione, dal dopoguerra fino a qualche anno fa, vanno riviste. Non credo che i nostri ragazzi siano dei bamboccioni, o noi genitori troppo ansiosi da scoraggiarli a lasciare casa fino a che non ci sia un posto fisso.

Credo che tutto il sistema debba essere rivisto perché a questo tipo di cultura si sostituisca una cultura che promuova la formazione e al dinamicità. Insomma non si può rispondere alla precarietà solo con il posto fisso, la si deve far diventare buona flessibilità. Si devono dare ai nostri ragazzi gli strumenti perché possano affinare le loro competenze, bisogna immaginare un mondo del lavoro dove queste capacità, una volta formate vengano riconosciute e debitamente spese e valorizzate. La precarietà è un incubo, per le famiglie come per i giovani, noi dobbiamo farla diventare flessibilità.

Quella flessibilità che permette di dare il meglio di sé, che permette di valorizzare tutti, che permette a ognuno di esprimersi e realizzarsi al meglio.

Vorrei che tra qualche anno, quando i miei figli concluderanno le scuole dell’obbligo, possano trovare qui, sul loro territorio, le possibilità per continuare la loro formazione, avendo le migliori opportunità. Oppure che trovino strumenti e finanziamenti per realizzare una loro idea imprenditoriale se sentiranno di seguire questa strada.

Non vorrei trovarmi come il rettore della Luiss che, a malincuore, lo credo, indica l’estero ai suoi figli, per vedere realizzati i loro sogni e i loro progetti professionali. Io vorrei che i miei figli siano liberi di scegliere, che la formazione all’estero sia un’opportunità come le altre. Vorrei che chi decide di partire possa però avere sempre voglia, poi, di tornare perché ha la possibilità di spendere sul nostro territorio le competenze acquisite.

Vorrei, così, che chi resta non lo faccia per mancanza di mezzi e che, comunque, non venga penalizzato.

Dobbiamo rivedere e riorganizzare tutto un sistema che preveda un migliore utilizzo dei fondi sociali europei, che preveda un maggiore raccordo tra l’Europa e la nostra regione. Sono ancora troppo poche le proposte che la nostra regione porta all’attenzione dei finanziamenti europei. Occorre dare un nuovo slancio, sfruttare al meglio le opportunità, strutturarle in maniera compiuta e creare una rete sempre più fitta e vincente tra le diverse realtà.

Credo che sia il desiderio di noi tutti, genitori, sapere che viviamo in un sistema che assicura ai nostri figli un lavoro come fonte di sostentamento, ma anche di realizzazione personale. Un mondo del lavoro che sfrutti e promuova le loro idee.

La Famiglia è il centro della nostra comunità

Proprio per incidere sulla quotidianità dei cittadini, dobbiamo proteggere il loro reddito, la loro possibilità di scegliere, sempre, come gestire le proprie risorse.

Mi chiedo, quanto questo è possibile, oggi, per le nostre famiglie? Quanto la scelta di dare vita a una nuova famiglia sia libera? Quando una giovane coppia decide di avere uno o più figli, questo desiderio parte certamente da un sentimento d’amore, ma non dobbiamo mai dimenticare quanto questa scelta sia importante e fondamentale per il futuro della nostra società. Quella scelta d’amore diviene un vero e proprio dono per la società, una vera e propria scelta di futuro per la società.

E applicare la politica del buonsenso significa nient’altro che proteggere quella scelta e dare la possibilità a tutte le coppie di compierla in maniera realmente libera.

Nella vita c’è chi come me, come tantissimi tra di noi, per fortuna, decidono, a un certo punto, di sposarsi e mettere al mondo dei figli. Chi lo fa, sa bene a cosa andrà incontro, alle tante soddisfazioni che riceverà, ma anche alle rinunce che dovrà affrontare.

Se un mio amico, che sceglie, invece, diversamente di rimanere single, potrà, magari, guidare una macchina più lussuosa, permettersi una casa più grande o più rifinita, viaggiare più frequentemente e trascorrere più tempo in vacanza, scegliendo mete, magari, più ambite e sistemazioni di prima classe.

Io e la mia famiglia, a parità di reddito, dovremo fare meglio i nostri conti. Io e mia moglie dovremo provvedere alle spese mediche di tutta la famiglia, dovremo offrire la formazione adeguata ai nostri figli, permettere di crescere anche culturalmente, assicurare loro un’attività fisica, degli svaghi. E magari la nostra macchina non potrà essere un fiammante coupè, ma una più confortevole monovolume, e le nostre vacanze, magari saranno di poche settimane.

Ovviamente si parla di scelte diverse, non vogliamo condannare o penalizzare i single, ma vogliamo dare risposte chiare per tutelare e promuovere chi come me, come, ripeto, tantissimi tra noi accettano quella sfida di amore che è costruire una famiglia?

Ecco cosa intendiamo con il “quoziente famigliare”. Non è una formula matematica, un tecnicismo. Ha ovviamente le sue declinazioni, significa poter alleviare il peso delle tasse su chi ha dei figli, prevedendo delle no-tax area che si allargano all’aumentare del numero dei figli, significa aumentare il numero degli sgravi.

Ma soprattutto, il quoziente famigliare significa dare il giusto sostegno alle famiglie, usare il buonsenso, ancora una volta, perché si costruisca tutto un sistema di welfare che sostenga le donne e gli uomini nei loro carichi famigliari.

Perché oggi nel Lazio abbiamo una tra le addizionali IRPEF più alte d’Italia, ma un livello di servizi non sufficiente. Oggi le famiglie, troppe volte, devono  far ricorrere al proprio portafoglio per sopperire alla mancanza di servizi per i figli, per gli anziani e per i disabili.

Parlare di asili nido, parlare di una formazione qualificata, parlare di una rete di servizi per l’assistenza agli anziani e ai malati cronici, assicurare una rete di trasporti pubblica per studenti e lavoratori pendolari, promuovere la cultura e il turismo della nostra regione, è parlare di famiglia.

Proteggere e promuovere la famiglia, significa proteggere e promuovere la società, significa darle continuità e darle un futuro.

Una sanità che funziona dà valore alle esigenze delle persone

Razionalizzare e rendere efficiente il sistema sanitario significa, in prima battuta, diminuire la burocrazia e le strutture superflue, ad esempio, organizzare il sistema delle Asl prevedendone una per provincia.

Significa  far sì che tutto il personale impiegato, dai medici, agli infermieri, al personale amministrativo, sia correttamente formato e sia scelto in base alle proprie competenze e al merito. Significa portare fuori la politica dal sistema delle nomine, che proprio in questi giorni di campagna elettorale sta dando nella nostra regione il peggio di sé.

 Ma, per assicurare servizi efficienti e puntuali per le nostre famiglie, per tutte le nostre cittadine e cittadini, per tutti coloro che vivono la nostra regione occorre ripartire in maniera concreta dal bisogno reale di cura di ogni paziente. Da questo punto di vista c’è ancora molto da fare, le soluzioni che oggi sento prospettare da alcuni riguardo al tema della sanità regionale, infatti, sembrano concentrarsi solo su una politica più o meno dura di tagli per risolvere il grave problema del debito.

Abbiamo mai pensato che una soluzione possibile per controllare la spesa sanitaria non sia il taglio indiscriminato dei servizi, ma una razionalizzazione del sistema? Che si risparmia di più se accanto al taglio dei posti letto si immagina una rete che aiuti le persone che non hanno reale bisogno a non finire ad occupare un letto d’ospedale?

Immagino sia capitato a tutti noi di dover ricorrere a un pronto soccorso per delle bruciature di poco conto, per un mal di pancia che per quanto forte non era grave, per un incidente domestico di facile soluzione.

A me è capitato non troppo tempo fa, proprio con mia moglie e con mio figlio. Per mancanza di altre strutture e punti di riferimento siamo dovuti ricorrere al pronto soccorso, abbiamo dovuto fare una fila di diverse ore perché, giustamente, prima di noi erano arrivati o arrivavano casi evidentemente più gravi e urgenti. Alla fine oltre a uscirne provati e stanchi, abbiamo intasato e congestionato una struttura, costituendo anche un costo che poteva essere evitato.

Per patologie non gravi, per quelle croniche, io vorrei che si potesse evitare l’intasamento dei pronto soccorso e degli ospedali. Vorrei che ci fosse un sistema di presidi di prossimità che possa intercettare questi casi sul territorio, alleggerendo le strutture centrali.

Riorganizzare la rete dei medici di famiglia, rivederne il contratto perché possano assicurare le prestazioni sulle 24 ore, porterebbe costi infinitamente più bassi che i costi che ogni giorno sosteniamo per chi arriva in ospedale senza averne un reale bisogno. Questo mi fa venire in mente il buonsenso quando cerco soluzioni per contenere i costi e non tagliare i servizi. Questo penso quando immagino di voler tutelare il diritto alla salute senza aggravare,anzi riducendo, sui costi del sistema sanitario.

I presidi di prossimità, un sistema di medici di famiglia, che meglio conoscono i loro pazienti e sono in grado anche di arrivare a diagnosi più puntuali magari evitando inutili e costose analisi o prescrivendo solo quelle strettamente necessarie, una rete di residenze assistite e un cosciente e capillare utilizzo dell’assistenza domiciliare, sono convinto, porterebbe un miglioramento delle prestazioni, una maggiore soddisfazione dell’utenza e un risparmio che permetterebbe sia di risanare il debito, sia di liberare fondi da investire nelle strutture e per ulteriori sgravi a persone in difficoltà.

Il sistema delle infrastrutture e dei trasporti deve assicurare efficienza e capillarità

L’idea di prossimità, di delocalizzazione delle strutture e di maggiore capillarità sui territori caratterizzano anche quello che immagino per tanti servizi, per le tante infrastrutture e per il sistema di trasporti che oggi sono, per così dire, strutturati in un’ottica romano centrica.

Non possiamo più immaginare che sui territori provinciali e regionali, ci siano solo strutture e sedi distaccate, ad esempio, delle università, degli uffici pubblici o delle strutture sanitarie. Dobbiamo dare ai presidi presenti sui territori dignità ed efficienza.

Solo in questo modo si potrà immaginare un riassetto anche del sistema viario che permetta di decongestionare il traffico su Roma e possa offrire servizi comodi, puntuali, veloci e sicuri.

La prima cosa che mi viene in mente riguarda l’implementazione dei trasporti su gomma, ferro e mare. Le grandi potenzialità dei nostri porti, oggi, vengono perse perché si confrontano con un sistema di scambi inefficiente o non calibrato sulle reali e potenziali necessità.

Ancora una volta la politica del buonsenso può venirci incontro per immaginare e spiegare un progetto importante come quello del completamento del cosiddetto Corridoio Tirrenico Meridionale: un’autostrada che unisca Il sud e il nord ella nostra regione, da Formia a Fiumicino. Si metteranno così in sicurezza e si renderanno più veloci delle linee di collegamento fondamentali per lo sviluppo della nostra regione.

Inoltre, sempre il buonsenso ci fa pensare alle esigenze di migliaia di pendolari che ogni giorno attraversano i nostri territori per raggiungere la scuola così come il lavoro. A queste persone dobbiamo offrire una rete efficiente, puntuale, dignitosa e che soprattutto ridisegni e razionalizzi i percorsi. Ne abbiamo, oggi la possibilità, basti pensare ai tratti di ferrovia lasciati liberi dall’alta velocità che oggi possiamo riutilizzare contenendo costi e migliorando il servizio.

L’idea di una Rete Metropolitana Regionale che affianchi il già congestionato servizio ferroviario regionale, non è altro che una proposta che incontra le reali esigenze dei cittadini e porta il servizio pubblico a disposizione di chi oggi ne è tagliato quasi completamente fuori.

Difendere la libertà e offrire opportunità reali di scelta per organizzare la propria vita e realizzare i propri progetti, nella nostra regione, significa anche rendere liberi di muoversi tutti i cittadini.

La Regione si riappropri del proprio ruolo di guida strategica

Il futuro della nostra regione lo stiamo costruendo oggi e dobbiamo farlo con coraggio, tenendo presenti le difficoltà e le esigenze di oggi, ma restituendo alla regione quel ruolo di decisore strategico, di ente lungimirante. Dobbiamo liberarlo dalla gabbia in cui si trova oggi, che la rende prigioniera della burocrazia e delle contingenze legati all’amministrazione.

Dobbiamo tenere presente le potenzialità del Lazio, metterle a sistema, creare un tessuto di sviluppo che porti crescita oggi, ma che pensi anche alla crescita di domani.

 Se il comune deve garantire l’oggi, far funzionare giorno dopo giorno servizi e strutture, la regione deve dedicarsi al domani. Individuare le strategie per fare in modo che le nostre figlie e i nostri figli possano accrescere il loro benessere e vivere in una regione che sa fare sistema.Un sistema che valorizzi competenze, cultura, territorio.  Un sistema che connetta le diverse realtà, da quelle strettamente produttive, ai beni culturali e alle ricchezze paesaggistiche che, ancora oggi, non hanno la giusta valorizzazione.

Il Lazio ha i mezzi per competere, il Lazio, tutto unito, può accettare e vincere le importanti sfide che oggi si prospettano davanti a una regione importante come questa.

Il nostro impegno è proprio questo, ridare la certezza di uno sviluppo forte, continuo e che riesca a migliorare la vita quotidiana di tutti noi.

L’avventura è cominciata e insieme a tutti voi, sono certo, cambieremo oltre che il governo, le prospettive e il domani della nostra regione.

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