L’unica via per vincere l’astensione e la diffidenza di alcuni cittadini è tornare a parlare di programmi, tornare a spiegare come vogliamo cambiare il futuro di questa regione, di quale prospettiva vorremmo dare al Lazio.
Per questo, ora, dopo le vicende che hanno turbato questa prima parte della campagna elettorale, dobbiamo continuare a incontrare le persone, a parlare con loro per capire quali siano le esigenze reali, le difficoltà che incontrano ogni giorno nel loro vivere.
E, ora più di prima, dobbiamo parlare loro nel nostro modo di fare politica, guardando e prospettando una regione che guidi in maniera strategica il futuro, che crei sinergie con gli enti locali e gli attori coinvolti sui territori, per creare un sistema organizzato ed efficiente, dalla sanità alle infrastrutture, dalla tutela della famiglia alle politiche di formazione e lavoro, dall’assistenza sociale alla cultura, dall’agricoltura al rilancio e la tutela delle piccole e medie imprese, artigiane e commerciali.
Adesso è il momento di portare al centro le proposte, di prendere impegni, di evidenziare ciò che nella Giunta Marrazzo non è stato fatto o, peggio ancora, è stato fatto male, secondo logiche ideologiche e partitiche, a difesa di un sistema che ha finito per collassare, un gigante dai piedi di argilla che ha finito per nuocere solo ai cittadini.
Riportare al centro le proposte oggi significa evidenziare le differenze tra Renata Polverini e Emma Bonino, per quanto riguarda la loro storia e il futuro che ci propongono. Le nette differenze sul concetto di difesa e promozione della vita, della famiglia così com’è riconosciuta dalla nostra Costituzione e dalle nostre leggi, sull’idea di lavoro e di welfare, sulla tutela dei diritti dei cittadini anche nella società della flessibilità e dei servizi, che non può divenire la società della precarietà e dell’assistenza assicurata solo a chi può permettersela.




