Per la Sanità serve una riorganizzazione del sistema
Continuano ad accavallarsi le notizie di malasanità nella nostra regione. All’impegno dei tanti medici e operatori non corrisponde un impianto efficiente e organizzato.
Oggi si parla solo di tagli invece di pensare a rendere efficiente tutta l’organizzazione. Si è pronti a tagliare posti letto, interi reparti, le assunzioni e le stabilizzazioni dei precari, l’acquisto di attrezzature e il pagamento degli straordinari. Ma perché non ci si chiede, ad esempio, come limitare l’uso dei pronto soccorso, che a oggi sono, praticamente, l’unico punto di assistenza territoriale aperto 7 giorni su 7 per 24 ore. Perché non si pensa che dalle visite al pronto soccorso derivano, a cascata, visite specialistiche, esami e consulenze spesso evitabili? Perché non si pensa che riorganizzare i medici di famiglia e l’intera assistenza sul territorio eviterebbe costi reali, affrontando il tema del risparmio senza proporre altri tagli e di conseguenza salvaguardando la salute dei cittadini?
Ieri, la notizia di una donna che, ricoverata in gravissime condizioni a Frascati, e solo in serata ha trovato un posto nel reparto terapia intensiva del Santo Spirito, riporta in primo piano le gravi mancanze a cui vogliamo dare una risposta concreta..
La nostra regione ha 675 posti di rianimazione, di cui 542 concentrati nella capitale, oltretutto, la donna ieri ha dovuto attendere anche che si rendesse disponibile un’ambulanza con anestesisti (obbligatoria per il trasporto di pazienti in determinate condizioni). Quello che è accaduto è uno dei tanti esempi che porta a galla i diversi punti deboli che dovranno essere tenuti in grande considerazione da chi si candida alla guida del governo regionale.
A guardare bene l’accaduto, i problemi che si sono accavallati sono stati diversi. Perché sono così pochi i posti di rianimazione dislocati nella regione, costringendo, soprattutto chi abita i territori in provincia, a congestionare gli ospedali della capitale? Come mai la ricerca di un posto letto in ospedali diversi da quello in cui si riceve una prima assistenza, avviene ancora tramite fax e telefono? Perché non esiste un sistema informativo centralizzato e telematico che si aggiorni in tempo reale e sia accessibile a tutti gli operatori? Se in concomitanza con il piano anti- influenza A erano stati individuati 500 posti letto in più, come mai i pazienti continuano a non trovare sistemazione negli ospedali e vengono a trascorrere intere giornate nei pronto soccorso?
Questo comporta, come è successo alla signora di Frascati, che le barelle vengano bloccate e sottratte alle ambulanze, cosicché dopo aver trovato un posto per la paziente, ieri, si è dovuto attendere che fosse disponibile un’ambulanza per il trasporto (aggravato anche dall’assenza di anestesisti, necessari e obbligatori per il trasporto di pazienti così gravi).
Ecco perché, nel programma dell’Udc per il Lazio e come punto cardine del mio impegno per questa regione, dobbiamo ripensare, riorganizzare e rimodellare il sistema nel suo complesso. Ecco perché vanno bloccati i tagli ai posti letto e al personale previsti dalla scorsa finanziaria regionale.
Dobbiamo fornire un servizio capillare ai pazienti, per questo non può essere tutto concentrato a Roma, prima di tagliare occorre decongestionare, portare i servizi sul territorio, fare in modo che ci siano presidi di territorialità, per le prima cure, per gli accertamenti immediati e per le malattie croniche, e che si aumentino in provincia anche servizi come la presenza di posti letto di rianimazione.
Per coordinare tutte queste strutture, poi, non possiamo attendere oltre per la creazione di un sistema informativo che faccia dialogare in tempo reale i punti di soccorso, i presidi, gli ospedali. Oggi, fortunatamente, la tecnologia ci mette a disposizione la Rete Internet, le linee dedicate, è impossibile ragionare ancora in termini di fax e ricerca telefonica compiuta da personale che deve chiamare i singoli ospedali.
Infine, ancora una volta, anche ieri un protagonista della storia è stata la mancanza di disponibilità delle ambulanze, perché impegnate come “posto letto” nei pronto soccorsi. Quanti di quei malati avrebbero potuto evitare di ricorrervi se vicino casa, avessero avuto un presidio territoriale di prossimità, che noi proponiamo fortemente, oppure se avessero potuto contare sul supporto del proprio medico di famiglia? Le patologie o gli incidenti meno gravi avrebbero potuto essere gestiti con un criterio di prossimità alle persone, con maggiore soddisfazione dei pazienti, una maggiore efficienza del sistema e quindi efficacia dei soccorsi e delle cure.
Dobbiamo mettere al centro del sistema sanitario la salute dei cittadini, programmando un sistema che ridisegni le necessità reali, i diversi livelli di bisogno di cura e decongestioni il caos che investe i pochi grandi ospedali. L’impegno per la sanità, deve essere prima di tutto un impegno per la salute dei cittadini. Questo significa, anche in tema di rientro del debito, non procedere con tagli che affaticherebbero ancora di più un mondo già provato, ma pensare di organizzare e ottimizzare un sistema che ora sembra vivere di tanti satelliti scoordinati tra loro.




