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Per dare forza alla ripresa rimettiamo al centro il credito alle imprese


Proprio ora che i deboli segnali di ripresa dovrebbero essere incoraggiati la nostra regione risulta maglia nera nei prestiti bancari: diminuisce il credito alle imprese con più di 20 dipendenti  e aumenta quello alle famiglie e ai piccoli imprenditori. Non è una buona notizia, indica ancora la fragilità dell’economia e il bisogno di non strozzare le richieste di aiuto.

Ho letto i dati del terzo trimestre 2009 sulle economie regionali, fornite dalla banca d’Italia, e rimango convinto del fatto che il credito alle imprese, in questo periodo, sia  una leva importantissima per sostenere l’economia, per riattivare le attività sui territori e aiutare le imprese a sopravvivere e investire per il futuro, scongiurando chiusure che aggraverebbero la già delicata situazione del lavoro.

Per la nostra regione è  urgente creare un vero e proprio tavolo di confronto sull’emergenza credito, che crei sinergie e faccia collaborare imprese, camere di commercio, istituzioni e istituti bancari per rafforzare i fondi di garanzia e accelerare i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni.

Occorre dare impulso alla BIL- Banca Impresa Lazio, indispensabile per sostenere le piccole e medie imprese e riportare piccoli e grandi istituti bancari a investire sul territorio, sulle imprese locali, pratica,  che dopo il riassesto dei grandi gruppi bancari in Italia, mi sembra sia venuto a mancare.

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Il Brand Lazio per mettere al centro vocazione e sviluppo delle imprese del territorio


La nostra regione ha  grandissime potenzialità, ancora oggi inespresse, sottovalutate o che stentano a prendere il volo.

All’impegno di tantissime piccole e medie imprese, di tanti imprenditori e lavoratori che ogni giorno scommettono su questo territorio, non corrisponde un sistema coordinato, una rete, una guida complessiva che renda stabile e duraturo lo sviluppo.

L’idea di creare un marchio “Made in Lazio” nasce per valorizzare il turismo, ma punta a creare un brand riconoscibile in tutti i settori, un marchio di qualità per i prodotti, così come per i servizi offerti, che pubblicizzi e protegga le eccellenze della nostra regione.

Il progetto complessivo deve coinvolgere tutte le realtà manifatturiere laziali, partendo dalla moda, passando per le  imprese che valorizzano i prodotti agricoli, al turismo. Le istituzioni devono porsi come obiettivo la creazione di una rete del valore, di un sistema che coordini le diverse attività e le renda riconoscibili.

Come ricordava Renata Polverini abbiamo oltre 2500 aziende manifatturiere nel settore della moda che non hanno nulla da invidiare alle altre e che devono essere valorizzate organizzando, per esempio,  grandi eventi  e manifestazioni.

Ma io penso anche alle tante imprese manifatturiere, a quelle agricole e a quelle del turismo. Occorre ad esempio investire e valorizzare i nostri prodotti tipici e le tecniche di produzione e commercializzazione che ne assicurino genuinità e qualità.

Dobbiamo integrare i progetti di filiera corta che possano ridurre le distanze tra produttori e consumatori e favorire il consumo di “prodotti a KM zero”, ovvero tutti quei prodotti certificati provenienti dalle nostre zone e di cui si conoscono le coltivazioni.

Il comparto che più potrà giovare di un brand Lazio sarà certamente  il turismo. Dobbiamo riorganizzare questo settore  in un’ottica che preveda l’impegno per valorizzare tutti i nostri territori, nello sforzo che i visitatori non si concentrino solo su Roma, molto spesso con visite mordi e fuggi, ma che possano trovare percorsi alternativi validi per la scoperta delle ricchezze dei centri minori, delle campagne con i percorsi agrituristici e del litorale.

Dobbiamo creare sinergie, reti e momenti di confronto e progettazione tra gli albergatori, i diversi operatori e le istituzioni per offrire una nuova immagine, variegata, ma coesa, di tutta l’offerta turistica regionale. Quello che voglio proporre è l’istituzione di veri e propri EducTour che portino i turisti su itinerari costruiti ad hoc per far conoscere le diverse realtà dal punto di vista storico, paesaggistico, religioso e culturale e sfruttare al meglio tutte le ricchezze e le bellezze che fortunatamente troviamo sui nostri territori.

Legata alla valorizzazione del turismo e alla sua trasformazione in un vera e propria leva economica e di sviluppo, dobbiamo anche allargare l’offerta formativa dedicata così offrire un servizio competente e di alto livello per  essere competitivi sul mercato nazionale ed estero.

Come ho ricordato quando ho annunciato la mia candidatura : il Lazio ha i mezzi per competere, il Lazio, tutto unito, può accettare e vincere le importanti sfide che oggi si prospettano davanti a una regione importante come questa.  E con proposte come il brand Lazio voglio rendere concreto  e duraturo questo obiettivo.

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la salute dei cittadini al centro del sistema sanitario


Per la Sanità serve una riorganizzazione del sistema

Continuano ad accavallarsi le notizie di malasanità nella nostra regione. All’impegno dei tanti medici e operatori non corrisponde un impianto efficiente e organizzato.

Oggi si parla solo di tagli invece di pensare a rendere efficiente tutta l’organizzazione. Si è pronti a tagliare posti letto, interi reparti, le assunzioni e le stabilizzazioni dei precari, l’acquisto di attrezzature e il pagamento degli straordinari. Ma perché non ci si chiede, ad esempio, come limitare l’uso dei pronto soccorso, che a oggi sono, praticamente, l’unico punto di assistenza territoriale aperto 7 giorni su 7 per 24 ore. Perché non si pensa che dalle visite al pronto soccorso derivano, a cascata, visite specialistiche, esami e consulenze spesso evitabili? Perché non si pensa che riorganizzare i medici di famiglia e l’intera assistenza sul territorio eviterebbe costi reali, affrontando il tema del risparmio senza proporre altri tagli e di conseguenza salvaguardando la salute dei cittadini?

Ieri, la notizia di una donna che, ricoverata in gravissime condizioni a Frascati, e solo in serata ha trovato un posto nel reparto terapia intensiva del Santo Spirito, riporta in primo piano le gravi mancanze a cui vogliamo dare una risposta concreta..

La nostra regione ha 675 posti di rianimazione, di cui 542 concentrati nella capitale, oltretutto, la donna ieri ha dovuto attendere anche che si rendesse disponibile un’ambulanza con anestesisti (obbligatoria per il trasporto di pazienti in determinate condizioni). Quello che è accaduto è uno dei tanti esempi che porta a galla i diversi punti deboli  che dovranno essere tenuti in grande considerazione da chi si candida alla guida del governo regionale.

A guardare bene l’accaduto, i problemi che si sono accavallati sono stati diversi. Perché sono così pochi i posti di rianimazione dislocati nella regione, costringendo, soprattutto chi abita i territori in provincia, a congestionare gli ospedali della capitale? Come mai la ricerca di un posto letto in ospedali diversi da quello in cui si riceve una prima assistenza, avviene ancora tramite fax e telefono? Perché non esiste un sistema informativo centralizzato e telematico che si aggiorni in tempo reale e sia accessibile a tutti gli operatori? Se in concomitanza con il piano anti- influenza A erano stati individuati 500 posti letto in più, come mai i pazienti continuano a non trovare sistemazione negli ospedali e vengono a trascorrere intere giornate nei pronto soccorso?

Questo comporta, come è successo alla signora di Frascati, che le barelle vengano bloccate e sottratte alle ambulanze, cosicché dopo aver trovato un posto per la paziente, ieri, si è dovuto attendere che fosse disponibile un’ambulanza per il trasporto (aggravato anche dall’assenza di anestesisti, necessari e obbligatori per il trasporto di pazienti così gravi).

Ecco perché, nel programma dell’Udc per il Lazio e come punto cardine del mio impegno per questa regione, dobbiamo ripensare, riorganizzare e rimodellare il sistema nel suo complesso. Ecco perché vanno bloccati i tagli ai posti letto e al personale previsti dalla scorsa finanziaria regionale.

Dobbiamo fornire un servizio capillare ai pazienti, per questo non può essere tutto concentrato a Roma, prima di tagliare occorre decongestionare, portare i servizi sul territorio, fare in modo che ci siano  presidi di territorialità, per le prima cure, per gli accertamenti immediati e per le malattie croniche, e che si aumentino in provincia anche servizi come la presenza di posti letto di rianimazione. 

Per coordinare tutte queste strutture, poi, non possiamo attendere oltre per la creazione di un sistema informativo che faccia dialogare in tempo reale i punti di soccorso, i presidi, gli ospedali. Oggi, fortunatamente, la tecnologia ci mette a disposizione la Rete Internet, le linee dedicate, è impossibile ragionare ancora in termini di fax e ricerca telefonica compiuta da personale che deve chiamare i singoli ospedali.

Infine, ancora una volta, anche ieri un protagonista della storia è stata la mancanza di disponibilità delle ambulanze, perché impegnate come “posto letto” nei pronto soccorsi. Quanti di quei malati avrebbero potuto evitare di ricorrervi se vicino casa, avessero avuto un presidio territoriale di prossimità, che noi proponiamo fortemente, oppure se avessero potuto contare sul supporto del proprio medico di famiglia? Le patologie o gli incidenti meno gravi avrebbero potuto essere gestiti con un criterio di prossimità alle persone, con maggiore soddisfazione dei pazienti, una maggiore efficienza del sistema e quindi efficacia dei soccorsi e delle cure.

Dobbiamo mettere al centro del sistema sanitario la salute dei cittadini, programmando un sistema che ridisegni le necessità reali, i diversi livelli di bisogno di cura e decongestioni il caos che investe i pochi grandi ospedali.  L’impegno per la sanità, deve essere prima di tutto un impegno per la salute dei cittadini. Questo significa, anche in tema di rientro del debito, non procedere con tagli che affaticherebbero ancora di più un mondo già provato, ma pensare di organizzare e ottimizzare un sistema che ora sembra vivere di tanti satelliti scoordinati tra loro.

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