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Una candidatura che nasce da lontano

Alcuni estratti dal discorso di Pietro Sbardella all’apertura della campagna elettorale il 7 febbraio 2010

È  emozionante rivedere tante amiche e amici, che oggi mi sostengono, tengo a sottolineare, questa  mia avventura verso il consiglio regionale del Lazio anche come l’avventura di una squadra.

In loro ritrovo le radici di un impegno che è partito fin dai tempi dell’Università, quando abbiamo lavorato per  portare la DC negli atenei romani ed è proseguito per me e per molti di loro nel CCD e poi nell’importante progetto che è oggi l’Unione di Centro.

La mia candidatura nasce da lontano e nasce dall’idea di una squadra, primo fra tutti Luciano Ciocchetti, con il quale dal 2005 mi sono rincontrato, umanamente e politicamente, e con il quale condivido un’idea della politica. In quegli anni, valutando ciò che succedeva attorno, ci siamo detti chiaramente che la politica o tornava a essere quello che abbiamo imparato noi, ovvero stare con le persone, ascoltare le loro esperienze e le loro difficoltà, capire le loro reali esigenze, o semplicemente non era.

Insomma, la scelta di rimanere in un partito piccolo, ma che era fortemente saldo a dei valori e a dei modi di fare politica tra la gente, libero da imposizioni.

Quella convinzione oggi ci dà ragione. La scelta del 2008 di essere liberi e di proporre un’alternativa concreta a un bipolarismo che non convince noi e i cittadini, ci permette oggi di essere orgogliosi di aver difeso dei capisaldi, valoriali e di metodo di lavoro.

A chi oggi ci chiede se siamo a destra o a sinistra, possiamo rispondere oggi orgogliosamente che quei luoghi , per noi, non esistono più. Esistono dei grandi partiti contenitore, che costringono come nelle offerte dei supermercati, di acquistare una cosa e portare a casa anche un po’ di altro: scegli un cattolico, ma porti con te anche un ex comunista e un radicale.

Noi crediamo che un partito non possa essere uno slogan che va bene sempre e per tutti, rischiando, volendo tenere dentro realtà troppo diverse, di essere ambigui se non immobili nelle proposte.

Con questo orgoglio, dunque, oggi abbiamo scelto Renata Polverini. Con la libertà di pensare un’idea di politica, elaborarla e declinarla in un programma chiaro, discuterlo e alla fine scegliere il profilo più adatto perché questo si realizzi.

In altre parti d’Italia non è stato possibile perché con altri candidati non possiamo condividere le stesse prospettive.

Non possiamo condividere, ad esempio, programmi con una Lega che alimenta le paure invece di proporre soluzioni.

E così nel Lazio saremo alleati fedeli, fin tanto che sarà il programma a guidare la politica del governo regionale. In caso contrario, al nostra libertà ci permette di dire che  gli unici a cui resteremo fedeli saranno gli elettori.

La politica del buonsenso

Proprio in nome degli elettori, di quella politica che vorrei tornasse a occuparsi del futuro passando per le problematiche reali di ogni giorno, quello che voglio caratterizzi le proposte della mia campagna elettorale e, soprattutto, il mio impegno al Consiglio regionale del Lazio, è quella che chiamo la politica del buonsenso.

Vedete, i punti programmatici che sono alla base del sostegno a Renata Polverini e che sono nucleo fondante del nostro progetto di governo, riguardano tutti temi di grande importanza per il futuro della nostra regione.

Ma per quanto siano tematiche che devono contemplare una molteplicità di implicazioni, il mio approccio, vuole essere quello di chi, conoscendo e ascoltando le esperienze e le esigenze delle persone, si faccia carico di progettare soluzioni possibili, soluzioni che migliorino la qualità della vita di migliaia di cittadine e cittadini, partendo dalla loro quotidianità.

Sono convinto, e me lo sentirete dire spesso, che il futuro si costruisce partendo dalla vita di ogni giorno e per fare questo, non dobbiamo rincorrere grandi teoremi, non dobbiamo fare grandi voli e immaginarci rimedi che spesso rischiano solo di essere macchine inefficienti e costose.

Per dare risposte e soluzioni possibili occorre applicare la politica del buonsenso.

Lo stesso buonsenso che applicano una madre e un padre di famiglia nella gestione del budget famigliare, per dare a ogni figlio le cure migliori e la formazione più adeguata, senza sprecare le opportunità.

Quel buonsenso che applicano i tantissimi lavoratori pubblici e privati perché il loro lavoro sia efficiente e porti risultati di cui può giovare tutta la comunità.

Il buonsenso e,aggiungo, la responsabilità, dei tantissimi medici e operatori del servizio sanitario che, nonostante le  carenze e i disservizi, vivono la loro professione come un servizio e cercano di renderlo al meglio a migliaia di pazienti, ogni giorno.

Quel buonsenso che non vuol dire soluzioni di corto respiro. Tutt’altro, il nostro progetto è proprio quello di una regione che guardi avanti, che programmi il futuro, che ridisegni tutto il sistema Lazio e dia una direzione chiara di sviluppo .

Ma tutto questo non produce reale benessere, se non incide nella quotidianità delle famiglie, nelle possibilità di formazione offerte ai nostri ragazzi, nell’alleviare il peso di una crisi che ha inciso fortemente nelle tasche dei cittadini del Lazio.

Con Renata Polverini per una nuova cultura del lavoro e della formazione

Proprio parlando dei nostri ragazzi, del futuro che li attende emergono due importanti nodi del nostro programma e del perché l’appoggio a Renata Polverini, conoscendo bene il suo profilo e l’impegno e le idee riguardo formazione e lavoro.

Oggi mi sembra molto importante che si affronti seriamente tutto quanto riguarda il lavoro agendo prima di tutto sulla cultura diffusa, quella che vede nel posto fisso, spesso pubblico, l’unico orizzonte.

I tempi sono cambiati, molte dinamiche che hanno retto nel nostro Paese e, soprattutto nella nostra regione, dal dopoguerra fino a qualche anno fa, vanno riviste. Non credo che i nostri ragazzi siano dei bamboccioni, o noi genitori troppo ansiosi da scoraggiarli a lasciare casa fino a che non ci sia un posto fisso.

Credo che tutto il sistema debba essere rivisto perché a questo tipo di cultura si sostituisca una cultura che promuova la formazione e al dinamicità. Insomma non si può rispondere alla precarietà solo con il posto fisso, la si deve far diventare buona flessibilità. Si devono dare ai nostri ragazzi gli strumenti perché possano affinare le loro competenze, bisogna immaginare un mondo del lavoro dove queste capacità, una volta formate vengano riconosciute e debitamente spese e valorizzate. La precarietà è un incubo, per le famiglie come per i giovani, noi dobbiamo farla diventare flessibilità.

Quella flessibilità che permette di dare il meglio di sé, che permette di valorizzare tutti, che permette a ognuno di esprimersi e realizzarsi al meglio.

Vorrei che tra qualche anno, quando i miei figli concluderanno le scuole dell’obbligo, possano trovare qui, sul loro territorio, le possibilità per continuare la loro formazione, avendo le migliori opportunità. Oppure che trovino strumenti e finanziamenti per realizzare una loro idea imprenditoriale se sentiranno di seguire questa strada.

Non vorrei trovarmi come il rettore della Luiss che, a malincuore, lo credo, indica l’estero ai suoi figli, per vedere realizzati i loro sogni e i loro progetti professionali. Io vorrei che i miei figli siano liberi di scegliere, che la formazione all’estero sia un’opportunità come le altre. Vorrei che chi decide di partire possa però avere sempre voglia, poi, di tornare perché ha la possibilità di spendere sul nostro territorio le competenze acquisite.

Vorrei, così, che chi resta non lo faccia per mancanza di mezzi e che, comunque, non venga penalizzato.

Dobbiamo rivedere e riorganizzare tutto un sistema che preveda un migliore utilizzo dei fondi sociali europei, che preveda un maggiore raccordo tra l’Europa e la nostra regione. Sono ancora troppo poche le proposte che la nostra regione porta all’attenzione dei finanziamenti europei. Occorre dare un nuovo slancio, sfruttare al meglio le opportunità, strutturarle in maniera compiuta e creare una rete sempre più fitta e vincente tra le diverse realtà.

Credo che sia il desiderio di noi tutti, genitori, sapere che viviamo in un sistema che assicura ai nostri figli un lavoro come fonte di sostentamento, ma anche di realizzazione personale. Un mondo del lavoro che sfrutti e promuova le loro idee.

La Famiglia è il centro della nostra comunità

Proprio per incidere sulla quotidianità dei cittadini, dobbiamo proteggere il loro reddito, la loro possibilità di scegliere, sempre, come gestire le proprie risorse.

Mi chiedo, quanto questo è possibile, oggi, per le nostre famiglie? Quanto la scelta di dare vita a una nuova famiglia sia libera? Quando una giovane coppia decide di avere uno o più figli, questo desiderio parte certamente da un sentimento d’amore, ma non dobbiamo mai dimenticare quanto questa scelta sia importante e fondamentale per il futuro della nostra società. Quella scelta d’amore diviene un vero e proprio dono per la società, una vera e propria scelta di futuro per la società.

E applicare la politica del buonsenso significa nient’altro che proteggere quella scelta e dare la possibilità a tutte le coppie di compierla in maniera realmente libera.

Nella vita c’è chi come me, come tantissimi tra di noi, per fortuna, decidono, a un certo punto, di sposarsi e mettere al mondo dei figli. Chi lo fa, sa bene a cosa andrà incontro, alle tante soddisfazioni che riceverà, ma anche alle rinunce che dovrà affrontare.

Se un mio amico, che sceglie, invece, diversamente di rimanere single, potrà, magari, guidare una macchina più lussuosa, permettersi una casa più grande o più rifinita, viaggiare più frequentemente e trascorrere più tempo in vacanza, scegliendo mete, magari, più ambite e sistemazioni di prima classe.

Io e la mia famiglia, a parità di reddito, dovremo fare meglio i nostri conti. Io e mia moglie dovremo provvedere alle spese mediche di tutta la famiglia, dovremo offrire la formazione adeguata ai nostri figli, permettere di crescere anche culturalmente, assicurare loro un’attività fisica, degli svaghi. E magari la nostra macchina non potrà essere un fiammante coupè, ma una più confortevole monovolume, e le nostre vacanze, magari saranno di poche settimane.

Ovviamente si parla di scelte diverse, non vogliamo condannare o penalizzare i single, ma vogliamo dare risposte chiare per tutelare e promuovere chi come me, come, ripeto, tantissimi tra noi accettano quella sfida di amore che è costruire una famiglia?

Ecco cosa intendiamo con il “quoziente famigliare”. Non è una formula matematica, un tecnicismo. Ha ovviamente le sue declinazioni, significa poter alleviare il peso delle tasse su chi ha dei figli, prevedendo delle no-tax area che si allargano all’aumentare del numero dei figli, significa aumentare il numero degli sgravi.

Ma soprattutto, il quoziente famigliare significa dare il giusto sostegno alle famiglie, usare il buonsenso, ancora una volta, perché si costruisca tutto un sistema di welfare che sostenga le donne e gli uomini nei loro carichi famigliari.

Perché oggi nel Lazio abbiamo una tra le addizionali IRPEF più alte d’Italia, ma un livello di servizi non sufficiente. Oggi le famiglie, troppe volte, devono  far ricorrere al proprio portafoglio per sopperire alla mancanza di servizi per i figli, per gli anziani e per i disabili.

Parlare di asili nido, parlare di una formazione qualificata, parlare di una rete di servizi per l’assistenza agli anziani e ai malati cronici, assicurare una rete di trasporti pubblica per studenti e lavoratori pendolari, promuovere la cultura e il turismo della nostra regione, è parlare di famiglia.

Proteggere e promuovere la famiglia, significa proteggere e promuovere la società, significa darle continuità e darle un futuro.

Una sanità che funziona dà valore alle esigenze delle persone

Razionalizzare e rendere efficiente il sistema sanitario significa, in prima battuta, diminuire la burocrazia e le strutture superflue, ad esempio, organizzare il sistema delle Asl prevedendone una per provincia.

Significa  far sì che tutto il personale impiegato, dai medici, agli infermieri, al personale amministrativo, sia correttamente formato e sia scelto in base alle proprie competenze e al merito. Significa portare fuori la politica dal sistema delle nomine, che proprio in questi giorni di campagna elettorale sta dando nella nostra regione il peggio di sé.

 Ma, per assicurare servizi efficienti e puntuali per le nostre famiglie, per tutte le nostre cittadine e cittadini, per tutti coloro che vivono la nostra regione occorre ripartire in maniera concreta dal bisogno reale di cura di ogni paziente. Da questo punto di vista c’è ancora molto da fare, le soluzioni che oggi sento prospettare da alcuni riguardo al tema della sanità regionale, infatti, sembrano concentrarsi solo su una politica più o meno dura di tagli per risolvere il grave problema del debito.

Abbiamo mai pensato che una soluzione possibile per controllare la spesa sanitaria non sia il taglio indiscriminato dei servizi, ma una razionalizzazione del sistema? Che si risparmia di più se accanto al taglio dei posti letto si immagina una rete che aiuti le persone che non hanno reale bisogno a non finire ad occupare un letto d’ospedale?

Immagino sia capitato a tutti noi di dover ricorrere a un pronto soccorso per delle bruciature di poco conto, per un mal di pancia che per quanto forte non era grave, per un incidente domestico di facile soluzione.

A me è capitato non troppo tempo fa, proprio con mia moglie e con mio figlio. Per mancanza di altre strutture e punti di riferimento siamo dovuti ricorrere al pronto soccorso, abbiamo dovuto fare una fila di diverse ore perché, giustamente, prima di noi erano arrivati o arrivavano casi evidentemente più gravi e urgenti. Alla fine oltre a uscirne provati e stanchi, abbiamo intasato e congestionato una struttura, costituendo anche un costo che poteva essere evitato.

Per patologie non gravi, per quelle croniche, io vorrei che si potesse evitare l’intasamento dei pronto soccorso e degli ospedali. Vorrei che ci fosse un sistema di presidi di prossimità che possa intercettare questi casi sul territorio, alleggerendo le strutture centrali.

Riorganizzare la rete dei medici di famiglia, rivederne il contratto perché possano assicurare le prestazioni sulle 24 ore, porterebbe costi infinitamente più bassi che i costi che ogni giorno sosteniamo per chi arriva in ospedale senza averne un reale bisogno. Questo mi fa venire in mente il buonsenso quando cerco soluzioni per contenere i costi e non tagliare i servizi. Questo penso quando immagino di voler tutelare il diritto alla salute senza aggravare,anzi riducendo, sui costi del sistema sanitario.

I presidi di prossimità, un sistema di medici di famiglia, che meglio conoscono i loro pazienti e sono in grado anche di arrivare a diagnosi più puntuali magari evitando inutili e costose analisi o prescrivendo solo quelle strettamente necessarie, una rete di residenze assistite e un cosciente e capillare utilizzo dell’assistenza domiciliare, sono convinto, porterebbe un miglioramento delle prestazioni, una maggiore soddisfazione dell’utenza e un risparmio che permetterebbe sia di risanare il debito, sia di liberare fondi da investire nelle strutture e per ulteriori sgravi a persone in difficoltà.

Il sistema delle infrastrutture e dei trasporti deve assicurare efficienza e capillarità

L’idea di prossimità, di delocalizzazione delle strutture e di maggiore capillarità sui territori caratterizzano anche quello che immagino per tanti servizi, per le tante infrastrutture e per il sistema di trasporti che oggi sono, per così dire, strutturati in un’ottica romano centrica.

Non possiamo più immaginare che sui territori provinciali e regionali, ci siano solo strutture e sedi distaccate, ad esempio, delle università, degli uffici pubblici o delle strutture sanitarie. Dobbiamo dare ai presidi presenti sui territori dignità ed efficienza.

Solo in questo modo si potrà immaginare un riassetto anche del sistema viario che permetta di decongestionare il traffico su Roma e possa offrire servizi comodi, puntuali, veloci e sicuri.

La prima cosa che mi viene in mente riguarda l’implementazione dei trasporti su gomma, ferro e mare. Le grandi potenzialità dei nostri porti, oggi, vengono perse perché si confrontano con un sistema di scambi inefficiente o non calibrato sulle reali e potenziali necessità.

Ancora una volta la politica del buonsenso può venirci incontro per immaginare e spiegare un progetto importante come quello del completamento del cosiddetto Corridoio Tirrenico Meridionale: un’autostrada che unisca Il sud e il nord ella nostra regione, da Formia a Fiumicino. Si metteranno così in sicurezza e si renderanno più veloci delle linee di collegamento fondamentali per lo sviluppo della nostra regione.

Inoltre, sempre il buonsenso ci fa pensare alle esigenze di migliaia di pendolari che ogni giorno attraversano i nostri territori per raggiungere la scuola così come il lavoro. A queste persone dobbiamo offrire una rete efficiente, puntuale, dignitosa e che soprattutto ridisegni e razionalizzi i percorsi. Ne abbiamo, oggi la possibilità, basti pensare ai tratti di ferrovia lasciati liberi dall’alta velocità che oggi possiamo riutilizzare contenendo costi e migliorando il servizio.

L’idea di una Rete Metropolitana Regionale che affianchi il già congestionato servizio ferroviario regionale, non è altro che una proposta che incontra le reali esigenze dei cittadini e porta il servizio pubblico a disposizione di chi oggi ne è tagliato quasi completamente fuori.

Difendere la libertà e offrire opportunità reali di scelta per organizzare la propria vita e realizzare i propri progetti, nella nostra regione, significa anche rendere liberi di muoversi tutti i cittadini.

La Regione si riappropri del proprio ruolo di guida strategica

Il futuro della nostra regione lo stiamo costruendo oggi e dobbiamo farlo con coraggio, tenendo presenti le difficoltà e le esigenze di oggi, ma restituendo alla regione quel ruolo di decisore strategico, di ente lungimirante. Dobbiamo liberarlo dalla gabbia in cui si trova oggi, che la rende prigioniera della burocrazia e delle contingenze legati all’amministrazione.

Dobbiamo tenere presente le potenzialità del Lazio, metterle a sistema, creare un tessuto di sviluppo che porti crescita oggi, ma che pensi anche alla crescita di domani.

 Se il comune deve garantire l’oggi, far funzionare giorno dopo giorno servizi e strutture, la regione deve dedicarsi al domani. Individuare le strategie per fare in modo che le nostre figlie e i nostri figli possano accrescere il loro benessere e vivere in una regione che sa fare sistema.Un sistema che valorizzi competenze, cultura, territorio.  Un sistema che connetta le diverse realtà, da quelle strettamente produttive, ai beni culturali e alle ricchezze paesaggistiche che, ancora oggi, non hanno la giusta valorizzazione.

Il Lazio ha i mezzi per competere, il Lazio, tutto unito, può accettare e vincere le importanti sfide che oggi si prospettano davanti a una regione importante come questa.

Il nostro impegno è proprio questo, ridare la certezza di uno sviluppo forte, continuo e che riesca a migliorare la vita quotidiana di tutti noi.

L’avventura è cominciata e insieme a tutti voi, sono certo, cambieremo oltre che il governo, le prospettive e il domani della nostra regione.

One Response to “Una candidatura che nasce da lontano”

  1. fabio berardi scrive:

    Finalmente il Pietro che tutti noi aspettavamo. Leggendo il tuo discorso non posso fare a meno di ammirare la tua coerente determinazione, a dimostrazione di quanto siano sane e profonde le tue radici che poi sono le stesse di molti di noi “centristi” che da troppi anni – nel Lazio e non solo – stanno cercando qualcuno che li rappresenti con serietà e con la forza dei Credo che solo persone come te, con i valori che hai dimostrato di incarnare nel corso della tua vita, possono professare.
    Vai avanti così e conta su di noi.
    Con affetto
    Fabio e famiglia.

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